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La propaganda elettorale al tempo del COVID-19

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Riflettiamo sul vero significato del volontariato come atto di umanità disinteressato

Trento, 26 aprile 2020. - di Gian Piero Robbi

Egregio Direttore, l'emergenza sanitaria in cui versa il nostro Paese potrebbe essere, a detta di alcuni, un'occasione di rinascita e di ricategorizzazione prioritaria dei valori su cui si fonda la nostra società. La politica - in quanto finestra privilegiata in grado di affacciare direttamente sull'ampio orizzonte della comunità trentina - deve rivestire un ruolo predominante per impegnare le sue forze in vista di un miglioramento comune. Quel che è rimasto dello strumento politico a disposizione del cittadino, in ogni caso, è un prolungamento vacuo e insoddisfacente di una campagna elettorale brutalmente interrotta dagli episodi che hanno stravolto la nostra gente.

Il Consigliere Provinciale di Agire, Claudio Cia, è stato immortalato qualche giorno fa, e anche qualche mese addietro, nei panni di un volontario che - assistendo l'infermeria dei frati francescani - avrebbe corso il rischio di mettersi in guai seri. «In questi giorni di lotta contro un nemico invisibile come il Coronavirus - aveva scritto sulla sua pagina Facebook - faccio il possibile per rendermi utile come volontario in una residenza assistenziale per anziani, i soggetti più vulnerabili all'infezione da Covid19, facendo affidamento sui miei trascorsi nel campo infermieristico e nell'assistenza alla persona». Tralasciando la querelle tra l'OPI e il Consigliere sulla sua iscrizione o meno all'Ordine, vorrei soffermarmi sulla questione del "voler fare del bene al prossimo".

Da qui, il Consigliere Provinciale di Agire ha dato vita a una lacunosa invettiva contro l'operato dell'OPI, pretendendo di mettere in luce l'inefficacia dell'intervento dei Carabinieri che sono subentrati sul posto per chiarire la natura del "volontario". Sebbene non sia nè utile nè auspicabile predisporre un tribunale a giudizio delle intenzioni che hanno spinto il protagonista di questa vicenda, è bene cercare di chiarire la frivolezza della sua posizione. Non è rilevante ai fini della situazione odierna sindacare sulla politicizzazione dell'Ordine: i professionisti accreditati sono, infatti, seguiti con tutte le cure del caso mediante l'obbligo all'aggiornamento per legge. Inoltre, gli infermieri che operano in conformità alle norme in oggetto - che Claudio Cia dovrebbe conoscere, rispettare e non usare come elementi accessori da sfruttare o meno ai fini della sua campagna propagandistica - eseguono ogni anno un numero prefissato di ore di lezione. In quanto tali, costoro entrano per diritto nell'Albo di chi - a tutti gli effetti - è in grado di gestire con la dovuta competenza la crisi sanitaria che stiamo vivendo sia sul piano regionale che nazionale.

Volontariato, inoltre, è da sempre sinonimo di predisposizione spontanea e disinteressata all'aiuto di categorie che versano in situazioni critiche. Inutile trasformare uno slancio propagandistico in un sincero momento di sostegno alla comunità. Colui che opera nell'interesse delle fasce più deboli della popolazione, non si lascia certo fotografare all'opera, non vende il suo operato sui social network, non pretende di conoscere le dinamiche e di sacramentare sui criteri che governano una categoria professionale che, in questo momento della nostra storia, è più che necessaria. Insomma, l'impegno dei volontari non è altro che l'adesione a una causa comune in difesa di chi non ha armi per difendersi da solo. Non c'è esibizionismo, autocelebrazione e giustificazione nelle parole di chi agisce secondo questi schemi valoriali. Viene da chiedersi il motivo per cui la politica sia incapace di rispondere con onestà alle sfide del nostro tempo: da faro che dovrebbe illuminare il cammino di una comunità, a impiego pubblicitario dell'immagine, dei social network, delle idee e delle parole.

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