Mer09302020

Last update08:41:57

Back Home News Rubriche Lettere dei Lettori Il caso: la liberazione di Silvia Romano

Il caso: la liberazione di Silvia Romano

  • PDF
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 

Trento, 15 maggio 2020. - di Gabriella Maffioletti

Stimato Direttore, la liberazione di Silvia Romano, ed il dibattito politico che ha generato, non privo di eccessi inaccettabili e sgradevoli, dà tuttavia il destro per alcune considerazioni, generali e particolari.

La conversione di Silvia, da lei stessa definita libera e per nulla forzata, induce a riflettere sulla condizione della donna nel tempo in cui viviamo, in Occidente e nei Paesi islamici. Si parla sovente di emancipazione della donna e di uguaglianza dei sessi, raggiunta secondo alcuni, per nulla secondo altri.

Come probabilmente sappiamo la civiltà islamica reputa la donna come una cittadina di classe inferiore, sottomessa alla volontà dell'uomo. In Algeria le donne vengono violentate e uccise dai fondamentalisti islamici, in Afghanistan le donne sono "sepolte" in un burqah, in Africa le donne sono poi vittime di antiche e nefaste tradizioni come le mutilazioni genitali, la poligamia, i matrimoni precoci, ecc. Mi sia permesso ironizzare sul fatto che di frequente in Italia a schierarsi a difesa delle altre culture anche di quelle del fondamentalismo islamico nelle cui fila si introduco spesso, le cosidette cellule dormienti dell'organizzazione Jihadista salafita, sia quel mondo di letterati appartenenti alla sinistra radical chic, che si erge contemporaneamente a paladino della parità uomo-donna. Ma sappiamo che è proprio di quella componente politica, fare giravolte impensabili e derubricare consuetudini e tradizioni per noi assolutamente inaccettabili, qualificabili al pari di reati alla persona, a appartenenze identitarie e culturali dei loro Paesi di origine.

Silvia Romano è scesa dall'aereo che l'ha riportata in Italia sorridente (e ne siamo sinceramente felici), dichiarando subito la sua avvenuta conversione all'islam in maniera assolutamente libera. Ecco forse poteva mettere in risalto, in quel momento, la felicità nell'essere libera ma al contempo ringraziare lo Stato italiano di averla tratta in salvo pagando un lauto riscatto al gruppo terrorista jihadista Al Shaabad. Forse, poteva evitare questa sorta di "provocazione" nell'indossare ancora la tunica jiahafista e come primo autentico segno di riconoscenza indossare vestiti occidentali, dimostrando di prendere le distanze da tutto ciò che sicuramente prima la aveva vista ostaggio anziche' donna libera.

Non è giudizio questo è semplicemente buon senso! Nell'universo femminile non mancano le contraddizioni anche da noi nel nostro Paese e la questione è sempre attuale per cercare di fare un punto.

Quale è la condizione femminile nel 2020? Ci sembra che i progressi, pur presenti e non disprezzabili, fatti negli ultimi 40 anni, anche nel nostro Paese, non siano per niente tali da poter perlomeno provare a parlare di parità. Quante donne devono ancora sopportare frecciate a sfondo sessuale, risatine, titoli loro attribuiti da chiacchiere spesso urlate da parte di uomini o da parte di altre donne? Quante donne, a parità di titolo di studio e di mansione, hanno sottopagate rispetto ai colleghi maschi? Quante, per essere assunte, devono accettare di non avere figli a breve o addirittura dichiarare di essere single?

Eppure non insorge nessuno. Figuriamoci nei Paesi dove l'Islam radicale è legge e governa la società con la legge della sharia. Ritornando alla vicenda Romano ancora alcune considerazioni.
Il tema del riscatto, su cui ancora profondo riserbo viene mantenuto, è chiaro che c'è stato e che molti milioni di euro sono stati sborsati. Fa tenerezza il Ministro Di Maio che dice di non sapere. E la vita di Silvia vale la candela, non è questo in discussione. Ma guardiamo anche a chi sono andati i soldi. A quei "tagliagole" che da anni ormai, quasi venti, compiono attentati come quelli delle Torri Gemelle, a quei terroristi che in nome di Allah l'onnipotente compiono orribili massacri compiendo attentati spaventosi nel cuore della civiltà occidentale. La nostra civiltà frutto di conquiste sociali in tema di diritti fondamentali che sono pietre miliari.

E con i soldi del riscatto, va detto crudamente perché così è, non serviranno a sfamare i milioni di bambini che muoiono di fame in Africa o a fare campagne contro l'AIDS ma finanzieranno armi e attentati, cioè semineranno morte e dolore in ogni angolo del mondo. Forse allora da questo fatto una lezione si potrebbe trarne. Il bene si potrebbe compiere anche senza mettere la testa nella bocca del leone e comunque è bene dirlo, se si va in "zone a rischio" bisogna esserne responsabili fino in fondo.

E' perlomeno doveroso rileggere il caso Romano spogliandosi di qualsiasi eccesso venato di odio o di maleducazione, ma rimanendo obiettivi e freddi di fronte ad una realtà che ci richiama alla prudenza. Il mondo non potrà dirsi giusto fino a che tutte le donne godranno dei diritti riservati agli uomini, ovunque e sempre. La mancanza di donne negli organismi decisionali, in qualsiasi ambito, impoverisce noi tutti ed umilia l'intelligenza, di cui molto spesso le donne danno prova migliore degli uomini. Ma allora, come dobbiamo considerare la religione dell'Islam? Con rispetto, certamente, ma anche con onestà e prudenza.

Concludendo.
Uno dei rapitori ha detto che Silvia ha visto che l'Islam è un mondo migliore. Pensa davvero questo, Silvia? Crediamo che Silvia un qualche chiarimento al popolo italiano lo dovrebbe dare soprattutto ora che il Paese da cui era partita per andare con una ONG a fare la cooperante in Africa non è più lo stesso ma è un Paese già afflitto e depresso da un ulteriore nemico invisibile un potente virus che, al pari dei terroristi è subdolo, si annida e fa esplodere spesso i lati più nevralgici di uno Stato che di salute ormai ne gode ben poca.

Il caso: la liberazione di Silvia Romano

Chi è online

 154 visitatori online