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Chi pecora si fa il lupo se lo mangia

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Monselice, 26 agosto 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Caro Direttore ho letto sul quotidiano "Libero" del 26 agosto 2020 in un'intervista riportata dal giornalista Francesco Bozzetti che l'ex generale di corpo d'armata Enzo Santo auspica un'interdizione navale con navi mercantili o militari, per atto unilaterale, affinché s'impedisca la continua proliferazione di sbarchi di profughi e soprattutto di clandestini.

Peraltro il generale dell'esercito suggerisce di riportarli indietro con le nostre navi in quanto il costo sarebbe inferiore che con l'utilizzo di aerei. Ammesso che le due condizioni siano fattibili, una è di natura politica, ma violerebbe quanto solo in uno stato di guerra l'interdizione o il blocco navale può avere luogo, mentre la seconda condizione soggiacerebbe, sempre, alla scarsa volontà politica di tirare fuori i quattrini per un lavoro che risulterebbe onerosissimo.

Ricordo che in Libia ci sono i nuovi "colonizzatori", i turchi, i quali, mediante un recente accordo stipulato a Tripoli il 17 agosto scorso Erdogan ospiterà a Misurata per 99 anni una base navale turca. La mossa politica-strategica è quella di tappare la bocca a tutto l'occidente da parte del governo turco perché l'egemonia d'interesse per lo sfruttamento dei giacimenti del gas off-shore del Mediterraneo orientale passi per le mani di Erdogan. Viene realizzato nell'indifferenza generale un sistema aeronavale che sarà il "centro" da cui irradiare le attività militari turche, e non solo quelle militari, sia nell'intero bacino del Mediterraneo e sia verso l'Africa sahariana. Viene di fatto posata una pietra importante per la realizzazione del progetto caro a Erdogan di ricostituzione della potenza ottomana anche nella sua dimensione geografica.

La base navale turca di Misurata potrà sicuramente supportare la prosecuzione dell'aggressiva politica di esplorazione di gas nel Mediterraneo portata avanti da Ankara. Cosa che forse non dovrebbe lasciarci indifferenti. L'accordo prevede anche l'istituzione di un centro di coordinamento militare tripartito (Turchia, Qatar e GNA) con sede proprio a Misurata. Ovviamente, tra i tre componenti del centro di coordinamento è facile immaginare chi darà le direttive e chi le eseguirà.

In pratica, il così detto " Islam politico" ispirato alla "Fratellanza Musulmana" riesce a radicarsi, per il tramite delle due potenze statuali che più lo rappresentano (appunto Turchia e Qatar) in Tripolitania e farne il punto di partenza per una espansione politica e confessionale che non potrà essere indolore per i paesi limitrofi e non mi riferisco solo a quelli a sud del Mediterraneo! Concludendo: non vedo come potremo attuare delle misure, ammesso, ripeto, che si forzino anche le norme del Diritto Marittimo Internazionale, per risolvere i problemi cogenti con un'emigrazione i cui flussi grossi delle partenze avvengono dalle coste libiche quando saranno gli stessi turchi insieme alle autorità libiche a creare non pochi problemi, facendo tutto il possibile per ostacolare un fenomeno per il quale è semplicemente sfuggito di mano il controllo, da tempo.

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