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Monte Bianco, riconoscimento UNESCO

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Aosta,1 ottobre 2020. - di Giancarlo Borluzzi

Egregio Direttore, i localisti della Valle d'Aosta auspicano quel riconoscimento del Monte Bianco quale patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco che ha mosso i primi passi nel luglio scorso.

Ma, in una parte d'Italia ove il localismo è così "esperto in montagne" da esprimere sindaci che, ad esempio, pongono in Svizzera il Monviso nei pannelli illustranti i panorami visibili dai loro Comuni, è fisiologico non saper focalizzare le controindicazioni relative a tale riconoscimento. Sorvolo sul fatto che le attestazioni dell'Unesco non costituiscono un imprimatur di valenza oggettiva, essendo sovente concesse a chi andava accantonato e negate a chi le meriterebbe: è la sola ricaduta propagandistica che muove quanti le auspicano.

Voglio invece soffermarmi su un possibile aspetto controproducente per il turismo diretto al Monte Bianco dal versante italiano collegato a tale riconoscimento. La Svizzera si mosse affinché l'Oberland divenisse patrimonio dell'umanità; ma l'Unesco concesse il riconoscimento a "Jungfrau, Aletsch, Bietschorn", quindi a una terna di vette, escludendo nella dicitura sia il più degno Eiger, sia il Finsteraarhorn, cima più alta dell'Oberland, per far posto a un Bietschorn carneade per molti ma col relativo pregio di un posizionamento al confine sudoccidentale del gruppo.

Se il riconoscimento Unesco per il Monte Bianco si concretizzasse nell'analoga indicazione di tre cime, queste dovrebbero essere "Bianco, Jorasses, Verte", citando i tre gruppi compresi in quella che viene grossolanamente definita quale zona del Monte Bianco.

Ma l'Aiguille Verte, come i suoi importanti satelliti, si trova totalmente in territorio francese, ed è dotata di impianti funiviari e sciistici che raggiungono i 3275 metri di quota e sarebbero gratificati da un riconoscimento che non toccherebbe per nulla l'Italia.

Le Grandes Jorasses non sono violentate da impianti e devono gran parte della loro giustificata fama al versante francese, mentre quello italiano è annegato in una lunga costiera di confine meno caratterizzata.
Fino a qui, per il versante italiano il riconoscimento Unesco si rivelerebbe una sconfitta totale relativamente alla Verte e ampia per le Jorasses. Monte Bianco: tale vetta, pur sul confine (si deve prescindere dalle interpretazioni di buontemponi francesi che ne rivendicano il possesso), è italiana: geograficamente perché la parte più articolata si trova tutta in Valle d'Aosta; alpinisticamente perché i percorsi italiani sono tra i più importanti nelle Alpi, anche se poi, delle 4 vie più facili di accesso, 3 partono dalla Francia e una sola dall'Italia.

Ma l'alpinismo, ahimè, genera poco profitto al territorio, causato purtroppo da impianti funiviari e trenini a cremagliera relativamente ai quali la Francia la fa da padrona. Non sono un cultore della violenza perpetrata da cabine e funi metalliche, ma va oggettivamente riconosciuto che gli impianti francesi da Chamonix all'Helbronner passando dalla stuprata Aiguille du Midi battono per cappotto la Skyway da Courmayeur, nonostante la nostrana pubblicità ingannevole in merito. E il trenino del Montenvers è solo francese, come la preindicata funivia sottostante la Verte.

Se poi il versante svizzero dovesse apparire in una dicitura dell'Unesco riguardante più vette, potrebbero essere escluse le Jorasses per far posto, poniamo, al Mont Dolent, per alcuni carneade come il Bietschorn, ma come quest'ultimo gradito in quanto la vetta si trova all'estremità sudorientale del gruppo ed è punto di unione di tre Stati.

Si opera dunque per un riconoscimento gradito agli svizzeri che vedrebbero oltremodo incensata la loro piccola parte del massiccio; inoltre, utile ai francesi per le loro maggiori attrezzature che reclamizzano Chamonix quale capitale mondiale dell'alpinismo (autoattribuzione su cui si può discutere...) visto che possiede anche le svettanti Aiguilles de Chamonix, non condivise con altri e superlativa risposta del settore occidentale delle Alpi alle Dolomiti.

Quale che sia la dicitura indicante l'auspicato riconoscimento Unesco, sicuramente la bellezza dei luoghi non cambierebbe, ma potrebbe far volgere maggiormente a favore di Francia e forse Svizzera il ritorno commerciale dell'operazione, non di una Valle spintasi forse imprudentemente in questa battaglia anche perché la conoscenza delle vette in questione è generalmente ignota a propugnatori del riconoscimento più interessati alle fisime linguistiche che alle alte quote.

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