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I Camaleonti

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Trento, 8 ottobre 2020. - di Giannantonio Radice

Egregio Direttore, eccoli lì, tutti in fila, dopo aver timbrato il cartellino di "fine lavori" pronti a timbrare quello di "inizio lavori", armati di ottimi propositi, prodighi di certezze, di consigli e soprattutto di progetti e strategie da dispensare con generosità ...agli altri.

Obiettivo quello di porre le basi per una ripartenza del centrodestra che possa presentarsi forte, compatta e unita alle elezioni provinciali del 2023. A morire se qualcuno, determinante della sconfitta elettorale, abbia usato l'umiltà e il pudore di una qualsiasi autocritica o, che so, abbia manifestato un dubbio su comportamenti e/o su scelte strategiche sbagliate, o che abbia sussurrato, magari con voce flebile ancorché chiara, una scusa per aver creato con le loro scelte sconcerto e sbigottimento nell'elettorato.

No, lo sport dichiarativo imperante è stato ed è quello, oltre la volontà di riunificarsi, di trovare scuse per salvare leadership e poltrone cercando di riconquistare quei consensi perduti in quanto figli di sconsiderati comportamenti.

Così Progetto Trentino e Silvano Grisenti rivolgono un accorato appello alle civiche per una unione in un centrodestra rinnovato; loro che per primi alle recenti Comunali, fra la meraviglia di tutti, hanno deciso di correre da soli.

Così Agire e Claudio Cia, che ancora si chiedono, con falsa ingenuità, come mai sono stati messi alla porta dopo essere stati i promotori del "golpe" (riuscito e consumato) ai danni dell'allora prescelto e condiviso candidato sindaco, ora parlano di nuova fase ricostruttiva e unitaria dichiarando "fedeltà" (N.d.r.: ma Cia non ha recentemente dichiarato di essere fedele solo a Dio e alla moglie???) al Presidente Fugatti per una sua ricandidatura. Visti i precedenti quale sia il grado di attendibilità, ce lo chiediamo tutti.

Così Andrea De Betoldi (Fratelli d'Italia) che lasciatosi coinvolgere da Cia nell'attuare lo strappo, spinto più per affermare la sua leadership all'interno del partito che altro (ricordiamo per inciso che in occasione della brutta pagina "Baracetti" ha sconfessato la linea politica del suo leader Giorgia Meloni che della coerenza ha sempre fatto vanto), ora predica il ritorno all' unità dei tre partiti come se nulla fosse.

Così lo stesso appello proviene dalla Lega che pur avendo avuto in mano il pallino della situazione ha gestito troppo superficialmente l'intera vicenda.

Il voler tirare una riga su quanto accaduto con l'impegno di ricreare una seria, consapevole e credibile alleanza, è cosa non solo ragionevole ma assolutamente necessaria e deve partire da lontano e quindi già da oggi. Solo che gli attori di quanto accaduto, che non hanno certamente dato prova delle capacità necessarie, dovrebbero seriamente riflettere sul da farsi magari demandando a nuove figure l'onere, non facile, di una ricostruzione matura.

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