La parzialità dei tormenti di Di Battista

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Trento, 12 febbraio 2021. - di Giannantonio Radice

Egregio Direttore, credo nella delusione e nel profondo sconforto di Alessandro Di Battista di fronte alla clamorosa trasformazione del M5S che partendo da quella che era stata una "gioiosa macchina da guerra" di occhettiana memoria, si è immediatamente , una volta conquistato il potere, imborghesita e adeguata al "sistema" riuscendo a raggiungere, in dispregio delle loro apparenti e convinte argomentazioni, vette trasformiste tali da far arrossire anche quelli habitué che erano stati spietatamente colpiti dai loro strali.

Non credo invece alle sue motivazioni, parziali e lacunose, che vedono la sua rottura col Movimento nell'incapacità di condividere, nemmeno in un momento grave come quello attuale, un tavolo dove siede Forza Italia e il suo Presidente Silvio Berlusconi.

Due sono le osservazioni che sorgono spontanee: la prima riguarda la dissonanza con il comune stato d'animo dei partiti che, rassegnati e....contenti di non andare alle elezioni (con eccezione di FDI), per poter contribuire al superamento del drammatico momento si sono tappati (tutti) il naso nel responsabile desiderio di ridarci speranza e fiducia. La seconda riguarda invece il curioso principio di Dibba secondo cui gli risulta impossibile condividere scelte e decisioni con un partito a suo dire di corrotti e con il suo Presidente (ingiustamente com'è emerso) condannato, preferendo condividere scelte di potere con quelle forze che di una certa Giustizia, minoritaria ma estremamente potente, si è servita e vorrebbe ancora servirsi con metodi illeciti e criminali per eliminare un nemico politico.

(nella foto Alessandro Di Battista)

La parzialità dei tormenti di Di Battista