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Cia e Dante

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Trento, 27 marzo 2021. - di Giannantonio Radice

Egregio Direttore, l'azzardato accostamento dei nomi di Cia e di Dante è, come tutti avranno capito, puramente casuale, ma reso necessario perché il consigliere Claudio Cia, fresco acquisto di Fratelli d'Italia, nella sua lettera recentemente pubblicata a difesa della infondatezza delle accuse rivolte a lui e a suoi molti colleghi transfughi, di traditori e voltagabbana, parte dal "Dante day" per fornire un saggio culturale sulla etimologia dei due termini incriminati (traditori e voltagabbana) non idonei, a suo parere, a descrivere le scelte fatte.

Come spesso gli accade, gli sforzi per promuovere una autoassoluzione finiscono poi in autogol creandogli ancor più danni. Aldilà infatti delle puntualizzazioni compositive e di derivazione dei termini con annesso significato letterale, dobbiamo osservare che il senso, usualmente utilizzato, di queste espressioni indica in modo più che chiaro il concetto che si vuole esprimere senza quindi doversi avvitare su discussioni di lana caprina.

Ma veniamo a Dante, il sommo poeta al quale il "nostro" desidera ispirarsi per abbozzare la sua difesa traballante. Già ai suoi tempi, come ai nostri, il grande fiorentino attribuiva il termine di traditori a coloro che consumavano "malizia e fraudolenza"; quei traditori della Patria e del Partito che confina nel nono cerchio dell'Inferno; il più profondo, dopo addirittura quello riservato ai violenti (omicidi, usurai, bestemmiatori ecc.). Questo il pensiero del padre della lingua italiana.

Ecco, ci permettiamo di suggerire al consigliere Cia una attenta rilettura di questo passo della Divina Commedia, perché la favola che ci vorrebbe somministrare circa il maggior valore della coerenza verso un pensiero politico rispetto a un simbolo politico, perché non rimanga appunto "una favola" deve passare da un comportamento, questo sì di coerenza e di rispetto, verso quelle persone che lo hanno eletto e alle quali con atto di onestà intellettuali si dovrebbe dire : "Desidero promuovere i concetti della mia visione politica non più nel partito per il quale mi avete eletto, ma nel partito tal dei tali; se vorrete, cari elettori, rivotatemi al prossimo turno. Nel frattempo eccovi le mie dimissioni!" Semplice, no?

Ma, ahimè, temo, stiamo parlando d'altro.

 

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