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In ricordo di Rolando Rivi

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Monselice, 2 settembre 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

Egregio Direttore, era troppo giovane, troppo per morire alla sua età. Faceva il Seminarista perché voleva diventare un sacerdote, ma la barbarie si è avventata su di lui, in piena guerra e nel 1944 lui non avrebbe mai voluto, ma i partigiani comunisti gli fecero rendere l'anima a Dio.

Fu ucciso in maniera orribile, dopo essere stato torturato e seviziato. I suoi aguzzini, lasciandolo nudo e freddandolo con un colpo di pistola in fronte, lo ricoprirono, malamente, di foglie secche, in un bosco, mentre con la sua tonaca, aggomitolata, pare che ci giocarono come se fosse stato un pallone da calcio.

Prima di morire chiese solo se poteva pregare per sua madre e suo padre. Non gli fecero finire in tempo la preghiera che lo freddarono. Quel periodo era pure terribile perché, in odio alla fede cattolica, i sacerdoti non li potevano vedere quasi nessuno, soprattutto i partigiani.

Aveva solo 14 anni il povero Rolando e, bruscamente non fece nemmeno in tempo a crescere che diventò di colpo adulto, ma appena appena adolescente. Fu il 13 aprile 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra e questo poco più che bambino, dai racconti dello stesso padre, ma di molti che lo avevano conosciuto, emanava giovialità, spensieratezza, allegria, innocenza, come, in fondo, ancora sono i ragazzi tra i 10 e 14 anni.

Il suo viso tondo, in un corpo minuto, era tutto dentro una tonaca che gli stava lunga e larga e le dita delle mani uscivano appena dalle maniche, mentre il cappello rotondo, già da prete, gli stava troppo grande, al punto che gli cadeva sugl'occhi.

Era un cappello da "pretino" quando Rolando, a 11 anni, volle entrare in Seminario a Marola e tutti lo chiamavano, chi scherzosamente e chi canzonandolo, " dove vai pretino?

Era nato a San Valentino, Comune di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, il 7 gennaio 1931. Secondo di tre figli di una famiglia di contadini, mamma Albertina e papà Roberto erano gente semplice, profondamente legati alla fede cattolica ed alla parrocchia del loro paese.

Venne riportata una frase profetica da parte di una sua nonna: "o questo diventerà un santo oppure un mascalzone". È dopo la Cresima che vuole entrare in Seminario perché l'ispirazione di Rolando era quello di fare il missionario in Africa.

Siamo nel 1942 e dopo due anni, però, i tedeschi avevano occupato tutto. L'Italia era invasa, anche da loro, così che il Seminario non fu più un luogo sicuro, per cui dovette fare rientro a casa. Il clima era cambiato; il piccolo paesino era vessato da continue incursioni di tedeschi e partigiani. Tutti i sacerdoti erano malvisti e se si facevano trovare o dagli uni o dagli altri facevano una brutta fine.

Siamo in pieno triangolo della morte tra il reggiano, il modenese ed il bolognese. Rolando riesce a tornare in Seminario, nonostante gli avvertimenti dello stesso parroco di San Valentino e gli scongiuri dei suoi genitori a non andare. Lui, imperterrito, proprio per l'ardore dell'età e la gioia di amore verso Gesù, come soleva dire, ci va e continua a studiare, giocare con i ragazzi della sua età, ma non si volle mai togliere la tonaca di dosso. Fu questa scelta che lo portò presto nel mirino dei suoi aguzzini, tra spiate di gente malvagia, vere bestie. Si arriva al 10 aprile 1945.

Il suo parroco del paese natale, Don Alberto Camellini fa l'impossibile per invitarlo a togliersi temporaneamente la tonaca, sapendo che la guerra stava volgendo al temine. Lui ritorna a casa a piedi, ma sempre con il talare addosso e quel giorno, però Rolando decide di andare a fare una passeggiata nel bosco, limitrofo al Seminario con i suoi libri, per studiare.

La sera non era ancora rientrato e così il padre ed il parroco decidono di recarsi dove lui era anche solito stare qualche ora nel bosco. Trovarono i suoi libri ed un biglietto lasciato dai partigiani dove era scritto di non cercarlo. Disperati, dopo tre giorni di estenuanti ricerche ritrovarono il povero corpo privo di vestiti, il 13 aprile 1945, martoriato dalle torture che riuscirono a sapere dagli stessi carnefici che il poveretto ebbe in un casale a Piane di Monchio, nel modenese, in quanto torturato per tre giorni di fila.

Rinvennero il cadavere quasi insepolto dalle foglie che lo ricoprivano malamente, ridosso ad un albero, dove lui stesso si recava, alle ore 15.00 del pomeriggio del 13 aprile 1945. La tonaca, dopo che i sui aguzzini ci avevano giocato a calcio era appesa su un ramo di quell'albero.

Il 28 marzo 2013 Papa Francesco, ancora fresco di conclave, aveva firmato un decreto che lo riconobbe Beato. Fu la prima proclamazione che Jorge Mario Bergoglio volle attribuite a questo martire, per il processo che lo renderà Santo.

(nella foto il Beato Rolando Rivi)

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