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Riflessione sul Festival dell'Economia

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Trento, 13 settembre 2021. - di Giannantonio Radice*

Egregio Direttore, all'indomani delle ultime consultazioni provinciali che videro il successo dello schieramento di centro-destra, il prevedibile diffuso Cassandra-lamento della sinistra circa le future catastrofi che ci attendevano, iniziò immediatamente.

Pur nel consueto (talvolta irritante), comportamento critico che consuma "a prescindere" nei confronti di chi, nel particolare momento, sta all'opposizione, ogni settore del vivere civile non poteva non essere toccato e così non si è salvato l'argomento di turno riferito all'organizzazione del Festival dell'Economia.

In presenza di articoli e lettere al giornale che paventavano la sostituzione, con conseguenti catastrofi, dell'intero apparato organizzatore sulla base di rumors e pettegolezzi, anch'io espressi un mio parere nel quale pur riconoscendo, come era giusto, i meriti e il prestigio della manifestazione seppur sottolineandone alcuni difetti imputabili ad una eccessiva connotazione "di parte", sottolineavo come nel segno di una continuità e nell'alveo di una modalità già tracciata, non esisteva ragione di meraviglia se la nuova compagine eletta improntasse le proprie scelte inseguendo le proprie finalità con il supporto, le competenze e l'aiuto di persone vicine al proprio modello di società .

Così ci hanno insegnato e ci insegnano le massime democrazie del mondo, così abbiamo imparato, senza andare molto lontani, dai Governi trentini in decenni di loro ininterrotto potere (rigorosamente di sinistra), esercitato con una impostazione e rigore che ora, a parti invertite, non si vuole riconoscere.

In ogni caso oggi, dopo oltre due anni senza cambiamenti, è stata ora annunciata una svolta i cui effetti, nei risultati, si vedranno e si giudicheranno in futuro.

Il Direttore de L'Adige, nel suo editoriale, coglie e affronta il problema con equilibrio e obiettività. Partendo dal presupposto che una squadra vincente meriterebbe di essere confermata, si rammarica del metodo spiccio con il quale la maggioranza ha provveduto a dare il benservito ai precedenti organizzatori lamentando una cecità diplomatica di forma e di fatto che si poteva certamente esercitare mantenendo una linea guida già sperimentata e vincente, intervenendo invece con opportune variazioni e orientamenti. Condivido questo punto di vista perché se così adottato da chiunque si trovi a governare, senza quindi dare peso al suo colore politico, darebbe prova di "capacità governativa e di alto rispetto per le qualità altrui oltre a dare vita ad un auspicabile nuovo modo di intendere l'agone politico.

...Poi, però, sullo stesso giornale L'Adige, nella rubrica dedicata alle lettere, leggo lo scritto di Lorenzo Mazzalai che evidentemente accecato dalla logica prettamente di sinistra ispirata ad una presunzione di superiorità intellettuale e pragmatica, dichiara il suo terrore di dover anche solo udire, nel prossimo futuro, le tesi e le proposte di persone come Tremonti o Siniscalco evidentemente, a suo parere, due scalzacani!

E allora, amaramente, penso che certi comportamenti se pur da non condividere, si possono però capire.

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