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Equitalia pretende i contributi come artigiano quando li versavo come lavoratore a progetto..

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© fusolino - Fotolia.comTrento, 29 aprile 2012. - Caro Direttore, spesso l'apertura di un'attività può addirittura diventare l'incubo anni dopo, con la pretesa da parte di Equitalia di contributi INPS per un'attività cessata per la quale a causa di una semplice svista è mancata la chiusura in camera di commercio, ed ecco che come nel mio caso ti puoi trovare sei anni di contributi artigiani da versare, malgrado l'attività fosse cessata e la Partita IVA chiusa e nel contempo si stava lavorando come lavoratore a progetto per totale di quaranta ore alla settimana. Già è una beffa aver lavorato come lavoratore a progetto per un'azienda di Bari, con il compito simulare un dipendente di Informatica Trentina.

Il fisco se ti addenta non molla e non servono a nulla gli sportelli amici, sono state fatte le leggi per distruggere lo stato di diritto e rendere i cittadini sudditi ai quali puoi chiedere anche il non dovuto. L'importante è che, con i media terrorizzi il popolo e che indichi quali colpevoli gli autonomi o furbacchioni che non si lasciano succhiare fino all'ultima goccia di sangue da parte di uno Stato che pretende solamente e non ricambia i sacrifici.

Questi spot mediatici dell'Agenzia Entrate a caccia di evasori, servono solo a nascondere quanto lo Stato stia facendo: ormai non arrivano più notifiche bonarie, ovunque arriva senza avviso Equitalia e spesso con pretese infondate o al limite della legalità, lo Stato sa bene che i costi di un ricorso e di un avvocato spesso fanno desistere i cittadini che preferiscono pagare. In questa materia negli ultimi anni si è riusciti a rendere il cittadino impotente facendo lievitare costi e punizioni.

Le pretese di Equitalia, spesso arrivano senza avvisi, entro pochi mesi dalla prescrizione, presentando conti cumulativi di diversi anni per situazioni che, se avvisati si potevano correggere in poco tempo. Di fatti oggi se l'INPS (o la camera di commercio) mi avessero avvisato nel 2006 oppure nel 2007 che non avevo pagato i contributi come artigiano, sarei certamente corso a chiudere la posizione rimasta aperta, certamente con un salasso esorbitante per una semplice dimenticanza, ma molto meno rispetto alla pretesa di contributi dal 2006 al 2011 a seguito di cartelle piovute con a pioggia a partire dal 2009. Di fatto solo INAIL ha riconosciuto lo sgravio ammettendo che di fatto dal 2006 al 2008 lavoravo e versavo i contributi come lavoratore a progetto e che dal 2008 in poi versavo i contributi come lavoratore a tempo indeterminato e che di fatto non potevo svolgere contemporaneamente attività di artigiano, per il resto tutto è ancora nelle mani della giustizia con la possibilità di essere condannato comunque a versare tali contributi anche se non dovuti, aggravati da spese per i ricorsi in corso. Ovviamente per i contributi relativi alla camera di commercio di Trento, vista la cifra di qualche centinaia di euro suddivisa in più cartelle esattoriali non è rimasta altra via che pagare soprattutto in quanto la mia residenza a Roma avrebbe reso onerosa qualsiasi opposizione in merito. Nulla vale aver chiuso la partita IVA e aver cessato l'attività presso il proprio comune, nulla vale che tale incarico era stato dato a un commercialista, non aver controllato è sufficiente: la legge non ammette ignoranza. Nulla vale nemmeno aver ottenuto la chiusura retroattiva al 2005, per una legge nata appositamente per metterla nel culo (scusate ma non c'è altro termine che renda l'idea) al contribuente; tale rettroattività non preclude all'INPS di chiedere comunque i contributi. Non consola certo sapere di non essere il solo al quale lo Stato chiede il non dovuto appellandosi a contorte normative create appositamente!

Per l'INPS il lavoro a progetto non preclude l'attività in proprio e non porta a nessun tipo di sgravio per i contributi da versare come artigiano o autonomo, la mancata comunicazione di chiusura dell'attività alla camera di commercio da sola basta a provare la continuazione del lavoro autonomo. Non è rimasta altra via che il ricorso. Il contenzioso non solo non ferma le pretese di Equitalia, ma blocca addirittura ogni possibilità di rateizzazione. Un ricatto nel ricatto, un "ti conviene pagare perché se provi a opporti dovrai vivere nel limbo di una morte civile". Lo Stato di diritto in Italia è stato completamente cancellato, quando i media si sprecano in lodi verso Equitalia e l'operato dell'Agenzia delle Entrate, e puntano il dito contro gli evasori, diveniamo tutti sempre più sudditi e meno cittadini. Nessun media e nessuna forza politica oggi si sta adoperando per difendere il popolo dal governo delle banche.

 

Loris Modena  *


*  E' autore di "L'Ateo Scettico"

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