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8% di consensi e analisi degli umori celati

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Trento, 30 settembre 2022. - di Giannantonio Radice

Egregio Direttore, le recenti consultazioni elettorali hanno curiosamente assegnato a tre diverse compagini politiche la medesima percentuale di voti: l' 8%.

I commenti e le reazioni dei rispettivi leader rivelano però stati d'animo differenti che è opportuno esaminare e commentare perché da essi potranno e dovranno nascere le iniziative idonee a superare i punti deboli che ciascun partito ha nel suo interno.

Per ottenere questo risultato ognuno dovrà mettere da parte ogni ipocrisia sottoponendosi a critiche anche se devono essere crude e dolorose ma altrettanto oggettive in quanto reali.

Lega, Forza Italia e Azione-Italia Viva partono da posizioni diverse; le prime due si trovano nella coalizione vincente e che guiderà il nostro Paese per i prossimi cinque anni, la terza opererà in opposizione. Ciò non toglie che per migliorarsi, pur muovendosi in modo differente , dovranno puntare al medesimo risultato.

La Lega è sicuramente la forza che, insieme al Partito Democratico, ha più sofferto gli esiti delle elezioni ma se pur parzialmente soddisfatta dall'essere dalla parte vincente non può non autocensurarsi per una campagna non incisiva e convincente figlia di comportamenti evidentemente non condivisi dal proprio elettorato che non ha gradito come dal tetto di un oltre il trenta per cento di consensi assiste ora al ridimensionamento rappresentato da un deludente otto per cento.

Il suo "capitano" Salvini è stato a suo tempo indispensabile nel prendere in mano un partito ridotto ai suoi minimi storici, capace però di risollevarlo ad oltre il trenta sfruttando al meglio le sue indiscusse qualità di leader d'attacco e trascinatore.

Nel successivo momento governativo, quando il capitale doveva essere messo a frutto, si è invece manifestato inadeguato e non in sintonia, incapace di trasformare il suo "furore" competitivo in una responsabile e pacata oculatezza nella gestione del potere. La sopravvivenza del suo partito inevitabilmente deve ora passare da un suo atto di umiltà dando spazio a uomini di valore, perché più capaci, che ha al suo fianco. Gli elettori, in tal senso, gli hanno inviato un messaggio forte e chiaro.

Forza Italia se da una parte gioisce perché ottiene un risultato che va oltre le sue attese grazie all' impegno dell'eterno fuoriclasse Berlusconi dall' altra deve convincersi che anche la sua sopravvivenza è legata obbligatoriamente ad una nuova e valida generazione politica sostituendo i suoi datati, seppur a suo tempo vincenti, dirigenti puntando sui validi elementi già visibili ma troppo bloccati e soprattutto su nuovi giovani. La garanzia che Forza Italia fornisce entro e fuori dei confini di centralità, di europeismo e di atlantismo non può bastare.

Azione/Italia Viva manifestano soddisfazione per una raccolta di voti che pur non in linea con le aspettative conferiscono loro speranza per il futuro se pur non imminente. I mugugni derivano innanzitutto di trovarsi dalla parte perdente alla quale si aggiunge il non aver raggiunto quel risultato desiderato di terzo polo di un nuovo centro ( soppiantando Forza Italia) che avrebbe potuto rappresentare l'ago della bilancia per un nuovo governo.

Per fortuna, dico io, ciò non è avvenuto perché la precarietà governativa tipicamente italiana alla quale da troppi anni assistiamo, si sarebbe puntualmente ripresentata con i conosciuti effetti disastrosi.

C'è una ulteriore poco visibile, ma da tutti riscontrabile (anche perché ammessa pubblicamente dai diretti interessati) criticità: la presenza coabitativa di due galletti come Calenda e Renzi con in mano una miccia saldamente sempre... accesa.

8% di consensi e analisi degli umori celati

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