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"Ricette mediche al trans." Galateo (FdI): "Difendere il ruolo del medico"

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Bolzano, 5 dicembre 2022. - di Marco Galateo*

Egregio Direttore, la polemica sollevata da Centaurus-Arcigay contro un medico di medicina generale che si è visto spiattellare su social media e giornali una comunicazione riservata tra medico e paziente, destinata a restare privata, merita un'analisi più approfondita.

Da una ricerca tecnico giuridica sembra infatti non ci siano precedenti in Italia in questo ambito.

I principi che questa vicenda tocca sono diversi e delicati, perché rischiano di minare il rapporto di fiducia tra il medico ed il suo paziente per tutti.
Il primo è il ruolo del medico di medicina generale, oggi diventato ormai professionista ricercatissimo visto l'esiguo numero.

Da quanto si apprende dalla pubblicazione della corrispondenza privata tra il medico ed il suo paziente, emerge infatti che il medico si sia rifiutato di prescrivere le terapie richieste dal paziente (e non da un altro medico specialista) perché ritenute dannose per la sua salute.

Esattamente come fa quando il paziente chiede che gli venga prescritto ad esempio un antibiotico o altra terapia ed il medico, nel pieno svolgimento del suo ruolo, nega la terapia per prevalenti ragioni di salute del paziente. Dalla lettura della missiva infatti, il medico non ha posto alcuna discriminazione verso il suo paziente, ma, evidentemente dopo ripetute insistenze di prescrizione di una terapia desiderata, ha comunicato la possibilità del paziente di cercare e trovare un altro medico disponibile a questo tipo di prescrizione. Nonostante questo viene additato con la solita etichetta di omofobia.
Ma chi è che decide la terapia, il medico curante o il paziente? Perché se si arrivasse a costringere il medico a piegarsi alle volontà del paziente in questo caso, cosa succederebbe con la richiesta dei farmaci più delicati quali la categoria degli psicofarmaci, degli stupefacenti ma anche solo degli anoressizzanti? Sicuramente questo aspetto va valutato nell'analisi complessiva, visto che Centaurus - Arcigay ha deciso di attaccare sulla pubblica piazza dei media un professionista.

Il secondo aspetto, ma non sembra essere inerente il caso di specie, leggendo le parole del medico, è l'obiezione di coscienza.

Come detto, pare non ci siano precedenti in Italia su questa tematica e già questo fa pensare ad una trappola giuridica in cui sia caduto il medico in questione. Può il medico di medicina generale rifiutare una terapia se la ritiene contraria alla sua etica? In altri ambiti giuridici, quali quello dell'aborto o dell'eutanasia, il diritto indica che questa obiezione sia contemplata, pur restando l'obbligo di prestare assistenza. Nel caso specifico però non era evidente alcuna necessità di assistenza, essendo il paziente curato da uno specialista che avrebbe potuto prescrivere la terapia e avendo anche spiegato chiaramente la possibilità di trovare un altro medico disponibile.

Ancora una volta sembra che Centaurus - Arcigay cerchi la visibilità e la propaganda mediatica, più che tutelare davvero la salute delle persone che dice di voler tutelare. Se poi anche in questo caso, l'associazione dovesse avanzare una richiesta di risarcimento, dimostrerebbe di essere più attaccata al denaro raccolto che all'oggetto sociale dichiarato.

Cordiali saluti.

*consigliere provinciale-regionale di Bolzano

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