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Aosta: Camera di Commercio e i 'popoli senza Stato'

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Giancarlo BorluzziAosta, 11 settembre 2012. - di Giancarlo Borluzzi

Caro Direttore, una Camera di Commercio deve interessarsi di commercio senza mai servire un partito politico. Nella Valle a trazione unionista tutto è capovolto e quanto indicato è stato disatteso dalla Camera nostrana in occasione del cosiddetto "Festival dei popoli senza stato" per il quale ha svolto propaganda politico-culinaria.Ricapitolo: nel tentativo di attestare la Valle quale "popolo senza stato" (bizzarrìa perché la Regione è un caleidoscopio di italiani non uniti da lingue o altro), l'UV ha quest'anno utilizzato 220.000 euro tratti dalle tasse di tutti i residenti (partita di giro:tasse dei valdostani/Stato/Regione/Consiglio regionale ai piedi dell'UV) per spesare la scampagnata in Valle di persone che dovevano rappresentare tre "popoli senza stato" (Louisiana, Irlanda, Friuli) al fine di una propaganda subliminale attestante che anche i residenti in Valle costituirebbero un popolo di tal genere.

Scampagnata e non rappresentanza perché in Louisiana solo il 7% dei residenti, oltre all'inglese, conosce il cajun, lingua non lontana dal francese: evidentemente è una facezia ritenere quanto detto sufficiente a caratterizzare tale Stato degli Usa come abitato da un "popolo senza stato".

Singolare la scampagnata dall'Irlanda: essa è uno Stato, ha per capitale Dublino e occupa l'80% dell'isola omonima. Solo dopo copiose libagioni si può ritenere che l'Irlanda costituirebbe un "popolo con stato" solo se si annettesse l'Ulster, protestante (a differenza della cattolica Irlanda) e devotissimo alla corona inglese.

C'è poi il mio Friuli natìo: volevo chiedere al preannunciato cantante Luigi Maieron, nato come me presso il confine austriaco, perché si prestasse a tale finzione deformante le caratteristiche della nostra regione, ove il sentimento di "popolo senza stato" è presente quanto i canguri nelle piazze, ma per fortuna si è defilato.

In tale ineffabile contesto finanziato col denaro di tutti ma a beneficio delle sole fisime dell'UV, la Camera di Commercio valdostana ha prescisso dal suo ruolo super partes schierandosi con le fisime stesse. Ha infatti utilizzato parte delle tasse di tutti (che le pervengono dal Consiglio regionale per farla esistere) per finanziare con 20 euro ogni pasto di almeno tre persone dal conto superiore a 60 euro presso alcuni ristoranti ove si legava lo sconto al festival preindicato: l'UV sperava che tra masticate reali e bevute reali potessero nascere simpatie per non reali popoli senza stato.

La Camera ha tradito i suoi scopi istituzionali che richiedono concretezza, non il supporto a fantasie etno-popolo-linguistiche. Che poi la Camera nostrana accetti di essere denominata in una lingua volatilizzata è l'ulteriore attestazione della sua sudditanza politica. Denominare, come faccio, la Camera nella lingua che tutti in Valle utilizzano (compresi Caveri e Rollandin quando intercettati dalla Magistratura) significa non piegarsi alle propagande dell'UV, a differenza della Camera stessa che finanzia tavole imbandite e reclamizzate con manifesti a tappeto pagati dai contribuenti in un mix gastropolitico da inserire negli annali delle stranezze.

Aosta: Camera di Commercio e i 'popoli senza Stato'

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