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I 'teloni' di piazza Deffeyes

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Piazza DeffeyesAosta, 10 dicembre 2012. - di Giancarlo Borluzzi

Caro Direttore, sottolineo una plateale offesa all'intelligenza dei residenti in Valle, ritenuti plasmabili dalla propaganda. Ci sono dei lavori edilizi a Palazzo regionale e in via Festaz sono poste delle alte barriere, supporto per decine e decine di metri di costosi teloni su cui sono stampati "manifesti" assolutamente di parte. Pare di trovarsi in un paese del terzo mondo ove il dittatorello locale spera di catturare consenso pubblicizzando messaggi che dovrebbero indirizzare il pensiero dei cittadini.

Su tali barriere, fronteggianti via Festaz e l'interno di piazza Deffeyes, l'UV ha fatto piazzare questi teloni/manifesti smaccatamente propagandistici, infarciti di integralismo ed errori di fondo. Riguardano il periodo bellico e il primo dopoguerra valdostano, offrono una visione di parte degli accadimenti e sono firmati UV in quanto vi sono pure "manifesti", ripetuti, che riguardano la nascita dell'Union Valdôtaine, pomposamente definita aperta a quanti "danno assicurazione di essere fedeli e devoti alla causa valdostana": il virgolettato si presta a molteplici critiche, tutte stigmatizzanti un presuntuoso integralismo.

Tali "manifesti" sono pagati da tutti i cittadini con il noto percorso tasse-dieci decimi-Regione-ergo UV. Pagati per farci rivedere gli errori di punteggiatura in mezzo al mediocre italiano di una dichiarazione stilata 70 anni fa nella cantina di un geometra di Chivasso ove qualcuno si illudeva di parlare a nome di altri, nati o nascituri; dichiarazione priva comunque di ogni rilevanza dopo la promulgazione della Costituzione italiana che riconosce i diritti e l'uguaglianza dei singoli cittadini, che non vanno penalizzati dal dover far proprie visioni non condivise.

L'autonomia regionale sarà una religione per qualcuno (pochi), ma tale religiosità non può ingabbiare pensieri e comportamenti di chi ritiene l'autonomia regionale un mero fatto tecnico-amministrativo in generale e, nella fattispecie valdostana, un pretesto per inventare comiche specificità atte a tenere lontano uno Stato che dovrebbe solo avere le mani bucate con la Valle. Questi "manifesti" dovrebbero inculcare una visione partigiana del passato e del presente per creare una camicia di forza relativa al posizionamento politico dei residenti, in linea con un primato della politica sulla persona che, sottintendendo una Regione etica, contrasta con la Costituzione italiana.

Una singolare circostanza: il PdL, inutile allineato all'UV, nel suo Congresso fondativo tuonò contro lo Stato etico (e quindi contro un'ipotetica Regione etica), dichiarando oltretutto nel suo Statuto la supremazia della persona sulla politica, esatto contrario di quanto l'UV vuole, come i citati "manifesti" confermano. Ma Andrea Paron nulla ha obiettato su tali "manifesti" intuitivamente pianificati da Laurent Viérin quando era ancora assessore, alla cultura regionale come ora lui lo è a quella aostana. Trovo gustoso far notare che il nome Paron appare tra i campanelli dell'edificio in via Festaz fronteggiante i "manifesti" qui descritti: con tale residenza si è al corrente del fatto indicato, ma il mantenimento dell'incarico di assessore lautamente retribuito val bene una "svista" che fa il paio col fingere di poter prescindere dai contenuti informatori del proprio partito.

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