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Da John F. Kennedy a Fénis

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Comunque valdostaniAosta, 27 dicembre 2012. - di Giancarlo Borluzzi

Caro Drettore, "E' possibile ingannare tutti una volta, qualcuno qualche volta, non tutti sempre": questo aforisma di John F. Kennedy dovrebbe far riflettere quanti a Fénis hanno abbandonato l' UV.

La loro fuoriuscita sarà positiva se creerà una formazione disposta ad accettare la realtà valdostana senza offendere i residenti dipingendoli per quello che non sono. E' ora di dire basta alle bugie che alimentano l'integralismo nostrano perché le parole dell'ex Presidente americano sono un monito per la nostra regione ove cresce l' insofferenza verso risibili forzature etnolinguistiche che si vorrebbero patrimonio comune vendibile fuori Valle quale marchio dop nostrano.

Due sono gli hobbies degli ex Presidenti della Valle d'Aosta: uscire dall'UV e atteggiarsi a interpreti duri e puri di un integralismo che calpesta le specificità individuali. Il nuovo movimento avrà una seria motivazione esistenziale se si proporrà quale punto di riferimento dei soli che hanno a cuore il trapassato locale e desiderano stimolare quanto può mantenerlo vivo in base a scelte personali e non a imposizioni generalizzate. Vanno rispettate le diverse sensibilità, con un'onestà intellettuale che accetta i numeri, ammettendo cioè che i residenti di riferimento sono percentualmente pochi (oltreché privi delle connotazioni ottocentesche che si vorrebbero cucire loro addosso ...) e che non si può più contrabbandare quale assenso il silenzio delle persone acritiche o la paura di uscire dal gregge o la mancanza di dignità di chi nasce a oltre mille chilometri dalla Valle ma, per trarre rendite politiche, accetta l'appartenenza allo strumentalmente inventato "popolo valdostano".

Il documento stilato a Fénis si rivolge ai valdostani "di origine e di adozione", ma il trapassato di una regione abitata da un cinquecentesimo della popolazione italiana sarà importante per qualcuno, ma per molti è di interesse inferiore allo zero: uno può pensare al mondo intero, a quello occidentale (estraneo a chi sfoggia integralismi), all'Italia o alla regione di origine o a una preferita e queste ultime due non vanno dimenticate solo perché si prende la residenza in Valle. Personalmente rifiuto l'etichetta di valdostano d'adozione perché detesto ogni connotazione regionale.

Ho informato vari sindaci dell'UV sulle vette visibili dal loro Comune perché conosco e amo le montagne, ma non faccio distinzione tra quelle di questa regione o della Valtellina o dell'Oberland, nè mi interesso di preistorie locali, valdostane o friulane o piemontesi; non mi ritengo caratterizzato da lingue che (è comico!) io però conosco a differenza di tanti autoctoni valdostani che dovrebbero utilizzarle per fingersi diversi all'interno dello Stato italiano.

Lo strappo di Fénis avrà un senso in proporzione alla volontà di interpretare e mantenere vivo il sentire di qualcuno senza fingere, more solito, che esista una massa indifferenziata di 125mila residenti caratterizzata da quanto era forse patrimonio locale duecento anni or sono. L'accettazione della sincerità quale metodo d'azione casserà anche l'uso sistematico della bugia in politica: ad esempio, parlare di attacchi all'autonomia (che è burocrazia, non misticismo) da parte di Governi che non sanno tosare le province ma ci assicurano più dei dieci decimi di riparto fiscale fa parte di una demagogia atta a far presa solo sulle persone impreparate: che l'aforisma di Kennedy apra gli occhi a chi ritiene la Valle una dépendance tribale del Waziristan.

Da John F. Kennedy a Fénis

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