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Val d'Aosta, ci sono limiti anche per le frottole!

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Giancarlo BorluzziAosta, 1 febbraio 2013. - di Giancarlo Borluzzi

 

Egregio Direttore, anche se in Valle d'Aosta dominano le frottole, ci sono limiti che non andrebbero varcati, come invece ha fatto Massimo Lattanzi nel consuntivo dei suoi ultimi cinque anni da consigliere regionale. Mi concentro sulla maggiore tra le non-verità da lui esposte. Lattanzi afferma che il suo maggior dispiacere, nel corso della legislatura, è consistito nell'abbandono del PdL da parte di molte persone (oggettivamente le più preparate, dico io) che, secondo lui, avrebbero invece dovuto svolgere una battaglia democratica di minoranza all'interno del PdL, come egli stesso avrebbe svolto in precedenza. Sfrontata bugia.

Esistono maggioranza e minoranza interna a un direttivo se questo è costruito in base alle capacità e non all'allineamento da parte di persone scelte in quanto amiche, quantunque inadeguate nei confronti della politica. Dopo il Congresso fondativo del PdL nel marzo 2009, Giorgio Bongiorno era solo formalmente il coordinatore regionale (calato da Roma) in quanto obbediva al gruppo consiliare in Regione, a sua volta in mano al duo Lattanzi-Zucchi, con il primo determinante le scelte del secondo, ergo con un Bongiorno che di fatto eseguiva le volontà di Lattanzi. Costui stabilì la composizione del direttivo regionale usando il manuale Cencelli al fine di assemblare persone che complessivamente votassero quanto lui e il signor Zucchi volevano, prescindendo dalle capacità di analisi politica dei prescelti. Sono state escluse persone valide in quanto non controllabili e scelti parenti e anche un patteggiatore di pena inflitta per ragioni politiche. Lattanzi ha inserito il fratello e una parente totalmente nulla in politica se si esclude la capacità di alzare il braccio per votare come da altri voluto. Il mio caso è emblematico: chiesi al Pdl di discutere la surreale linea del partito, ci furono due incontri con Bongiorno e i consiglieri regionali, ma in entrambi i casi l'ordine del giorno fu sovvertito e sostituito con gli sconclusionati ordini del ragionier Lattanzi di riverire l'UV a prescindere.

Giorgio Bongiorno, per far accettare a Lattanzi il mio inserimento nel direttivo regionale, che, senza falsa modestia e vedendo i suoi membri, era d'obbligo, mi pose l'aut aut: o firmavo un documento da lui approntato in cui mi impegnavo a parlare solo in termini positivi dell'UV o ne ero escluso. Firmai per vedere cosa capitava: ci furono eventi pietosi, dopo i quali Lattanzi voleva denunciare me e un altro agli inesistenti probiviri per mancato allineamento, ma me ne andai prima anche perché i vertici nazionali del PdL erano incontattabili.

Tale documento, impostomi da Bongiorno a causa delle volontà di Lattanzi, sarà distribuito in Valle in occasione delle prossime elezioni regionali per evidenziare, oltre al carattere sovietico del fatto, l'offesa alla democrazia da parte del PdL nostrano per colpa di un Lattanzi che mai, mai, mai è stato disponibile a un dialogo sulla politica valdostana e sul come calare i principi del PdL in questa regione, anche perchè non all'altezza di analisi politiche, seppur con l'hobby di dare valore oggettivo a linee deglutibili solo dai sodali che si è scelto. Lattanzi mi tollerava nel direttivo per sterilizzare la mia azione grazie al documento di Bongiorno e farsi così bello davanti a Rollandin.

Inoltre: un partito deve operare in linea con i valori indicati nel proprio statuto e l'impegno fondamentale del PdL consiste nel far prevalere la persona sulla politica. In Valle si assiste all'esatto contrario a causa di una volontà di uniformare i residenti al trapassato locale per poi contrapporre una Valle supposta omogenea allo Stato "centralista", volontà cui la "dirigenza" del PdL fa da sponda snaturando il partito, anche se l'UV lo può al massimo usare come un taxi. Contrariamente a quanto Lattanzi afferma, si conta se si incide sulla realtà politica, non se ci si limita a fare gli yesmen tuonando talora su temi banali per fingersi vivi. Lattanzi afferma di volersi ricandidare alle regionali puntando ai 20 anni in Consiglio grazie alle acritiche preferenze di chi deglutisce tutto: ma la linea politica di un partito va stabilita in base a parametri oggettivi e non può essere appannaggio delle distorte visioni di chi storpia l'italiano ed elimina il confronto con l'artificio di un direttivo regionale addomesticato.

E' sperabile che il PdL valdostano giunga commissariato alle regionali di maggio, altrimenti si presenterà un raggruppamento che dichiarerà di riconoscersi nei sacrosanti valori statutari del PdL calpestati dal duo Lattanzi-Zucchi.

Val d'Aosta, ci sono limiti anche per le frottole!

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