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Val d'Aosta, PdL confinato in cantina

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Giancarlo BorluzziAosta, 28 febbraio 2013. - di Giancarlo Borluzzi

Caro Direttore, su La Stampa del 27 febbraio leggo dichiarazioni virgolettate di Alberto Zucchi tra le quali brilla questa perla: "Se sulla scheda ci fosse stato il simbolo del PdL non saremmo qui a parlare del 2-0. I nostri voti sono stati determinanti". Evidentemente il "responsabile" del partito più votato in Italia alle precedenti elezioni ma nascosto in cantina a quelle del 24 febbraio in Valle ritiene i lettori privi di memoria.

Dopo essere stato bruscamente snobbato dall'UV nella costituzione del suo aggregato elettorale, il PdL ha unilateralmente stabilito di fare il no show sulla scheda consigliando di votare l'aggregato unionista al fine di acquisire agli occhi del Leone le credenziali necessarie per entrare in una futura maggioranza organica, superando la precedente, per nulla dignitosa, posizione di allineato autoproclamatosi tale senza esserne richiesto. Ma la Stella Alpina, e segnatamente il suo segretario Rudi Marguerettaz, erano per il niet a un PdL assiso al desco della maggioranza e Zucchi ha invitato, per infantile ripicca, a votare Giorgia Meloni e non lo stesso Marguerettaz a liste già presentate.

In tal modo ha perso la possibilità di ottenere ringraziamenti unionisti per l'assenza dalla scheda: autodanno e autobeffa. Ora, a risultati noti e con abbondanti voti a Meloni e Dalbard chiaramente espressi da elettori resi orfani del PdL dalle mire personali di Lattanzi, Paron e Zucchi, quest'ultimo, con il 2-0 preindicato, si illude che sia stata dimenticata la sua folkloristica uscita anti Marguerettaz. Ma gli elettori di area posseggono buona memoria e se ne ricorderanno alle prossime regionali.

Val d'Aosta, PdL confinato in cantina

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