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Monte Bianco e micronazionalismi

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Aosta, 16 aprile 2013. – di Giancarlo Borluzzi

Caro Direttore, sul riferimento al Monte Bianco collegato al nome Courmayeur: ovvio che si debba optare per "Courmayeur–Monte Bianco": siamo in Italia e in un mondo globale il turista che vuole prenotare una visita alle Alpi da Giappone, Usa e Cina non deve confondersi con "Chamonix-Mont Blanc". Questi sacrosanti concetti sono ovvi per l'alpinista Luciano Ratto, non tali per il micronazionalista Livio Munier, come evidenziato dalle loro due lettere sull'argomento. Il secondo se la prende col primo, che la pensa come me; ma le due persone vanno pesate per le loro caratteristiche. Luciano Ratto, dopo aver scalato tutte le 82 vette delle Alpi di altezza superiore ai 4000 metri, ha fondato il "Club dei 4000" cui possono aderire quanti hanno salito almeno 30 dei quattromila alpini.

E' quindi un esperto di montagna perché l'ama ed è anche una persona che, senza patologici tentativi di far indietreggiare l'orologio della Storia ai secoli scorsi, vive il suo tempo, quello in cui la Valle ha cancellato definitivamente l'uso del francese.

Livio Munier appartiene alla schiera dei fantasiosi micronazionalisti che difendono con denti e unghie i privilegi provenienti dallo "Stato centralista", ma pretendono che tutti si dissocino culturalmente dal reale fingendo la Valle quella (forse) precedente tale Vegezzi Ruscalla, oggi un carneade tirato in ballo da chi non comprende che dal 1946 esiste la Costituzione italiana e ogni riferimento a fatti di secoli precedenti denota insoddisfazioni interiori che andrebbero placate con metodi diversi dall'impallinare costui.

Soprattutto, visto che si parla di montagne, Livio Munier non appartiene alla categoria degli alpinisti tipo Ratto, bensì a quella dei sindaci micronazionalisti che vengono istruiti da me friulano sui nomi dei monti visibili dai loro Comuni e giungono a chiamare Monviso (nome italiano) la svizzera Dent Blanche (nome francese), bellissimo 4000 immediatamente a nord del Cervino. Riferimento non casuale al "più nobile scoglio d'Europa" visto che tali macedonie nella toponomastica intaccano anche il nostro Munier che definisce "fascistissima" Cervinia: accecato dalle finzioni linguistiche, egli non focalizza il fatto che nella conca specifica troneggia il Cervino da cui il nome correttissimo di Cervinia. Neozelandesi, canadesi e australiani comprendono subito su internet che Cervinia si trova in Italia ai piedi del Cervino, mentre davanti a un oscuro "Breuil" si chiederebbero cos'è. Purtroppo il respiro planetario non tange un micronazionalista per il quale il mondo termina a Pont.

Eppoi è "fascistissimo" pensare di voler far accettare, per soddisfare i deviati appetiti linguistici dei pochi fanatici focalizzati su Vegezzi Ruscalla, ai 125mila italiani della Valle la finzione di una Valle opposta a quella sotto gli occhi di tutti e priva di ogni traccia del francese.

Pare che Munier chiuda facendo riferimento agli idiomi della Svizzera: ma lì varie lingue sono non solo ufficiali ma anche parlate, assieme all'inglese noto a tutti e usato dagli elvetici con me, mentre in Valle il 100% parla italiano, lo 0,01 % il francese (per posa), lo zero per cento il tedesco, mentre piemontese e patois si contendono la palma di primo eventuale dialetto. Verità per chi non ha paraocchi.

Il turismo impone Courmayeur–Monte Bianco, una soluzione diversa sarebbe autolesionismo possibile grazie a un condannabile potere primario della Regione nella toponomastica valdostana, potere piegato a sfizi ideologici fermi, appunto, al tempo di Vegezzi Ruscalla.

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