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Il Francese nel sudest asiatico

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Claire KeefeAosta, 15 ottobre 2013. – di Giancarlo Borluzzi

Stimatissimo Direttore, in Valle d'Aosta avrebbe più senso un'emanazione linguistica della Lega Araba che una sede dell'Alliance Française, posto che in questa regione l'arabo viene sovente orecchiato nelle strade e il francese mai, essendo presente solo in propagande slegate dalla realtà. Però l'Alliance Française è qui impropriamente piazzata e ha appena nominato una nuova direttrice, la signora Claire Keefe . Essa ha dichiarato di temere il freddo valdostano dopo aver svolto il suo lavoro a Bangkok; si ritiene però consolata dal cibo locale: "avevo dimenticato che si potesse mangiare così bene", dice; gusto soggettivo, a mio avviso in tutta la Thailandia si mangia meglio che in Valle d'Aosta. Ma il mio scritto non ha risvolti culinari, bensì linguistici, viste le infondate quanto propagandistiche affermazioni della signora Claire Keefe riportate da La Stampa del 15 ottobre.

La neodirettrice afferma che "la Thailandia è un paese francofilo, anche se dal punto di vista linguistico la concorrenza dell'inglese è enorme: il francese è molto chic, però, come in tutta l'Asia". Evidentemente la signora parla come se fosse l'unica persona atterrata su Marte e quindi si sentisse titolata a descrivere tale pianeta a suo piacimento sapendo di non avere contraddittorio. Conosco l'Asia dal Bosforo all'Indonesia, ove mi sono sempre mosso in libertà senza viaggi organizzati. In particolare, sono stato undici volte in Thailandia, girandola tutta: a Bangkok potrei fare il taxista.

Conosco bene Cambogia, Laos, Vietnam, paesi che temporibus illis furono colonie francesi e ove ora la lingua di Parigi non è più mal vista in quanto appartenente ai "colonizzatori" per il semplice fatto che è totalmente sparita anche dalla bocca di alcune classi dirigenti, posto che tra il popolo non ha mai attecchito. L'inglese è relativamente diffuso, specialmente tra i giovani: ad Hanoi e Ho Chi Minh City, poi, si aprono scuole di lingua inglese con lo stesso piglio con cui in Valle si aprono i bar e a Torino le pizzerie. Sono stato sette volte in Vietnam, girandolo in ogni sua parte e un mese per volta, e il francese non l'ho mai ascoltato: questo per stigmatizzare, oltre all'uscita della signora Keefe, anche il TG3 regionale che nei giorni scorsi, in occasione del passaggio in Valle di una personalità di quel paese, ha definito il Vietnam un paese francofono.

Non entro sull'inesistenza della lingua francese negli oltre trenta paesi asiatici in cui sono stato, ma mi piacerebbe sapere dalla signora Keefe in base a quale esperienza ritiene di poter dire che la Thailandia, già sua sede di lavoro, sarebbe un"paese francofilo": c'è una diffusa difficoltà a spiegarsi in inglese fuori dalle strutture turistiche e nessunissimo esterna francofilie proprio perché la maggioranza dei tailandesi non conosce neppure una frase in francese.

Attendo una risposta, sperando che la signora Keefe non confermi ulteriormente quanto appare già chiarissimo: necessita di tempo per adeguarsi al clima locale, ma ha immediatamente fatto suo l'hobby dei "francofili giammai francofoni" valdostani, quello di cavalcare la non verità relativamente all'uso del francese, nella fattispecie riferendosi a un'area del mondo abitata da persone simpaticissime che saggiamente ritengono la lingua un modo per capirsi e non per sostenere grandeurs golliste che, nel caso del sudest asiatico, si reggono nel 2013 solo sulla non verità, confortate dall'erroneo sottinteso che le persone non viaggino e non sappiano giudicare col proprio cervello.

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