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Trasferimenti Stato-Regioni, ossia verso il fallimento....

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Giancarlo BorluzziAosta, 17 novembre 2013. - di Giancarlo Borluzzi

Caro Direttore, gli studi federalisti dicono che 5 o 6 decimi delle tasse dovrebbero rimanere nel territorio ove si producono, lasciando il resto allo Stato. Nello Statuto regionale del 1948, 7 decimi erano per la Valle e 3 per lo Stato; tale privilegio aumentò nel 1983: 9 decimi per la Valle e solo un decimo allo Stato. L'Italia fallirebbe se identico rapporto toccasse a ogni Regione, ma è un discorso ostico per chi considera lo Stato una mucca da mungere e vuole il silenzio sull'effettiva entità dei trasferimenti perché ridicolizzano l'obiettivo della sovranità della Valle caro agli amanti del surreale.

Nel 1993 ci fu la caduta delle barriere doganali e la scomparsa dell'introito generato dall'Iva da importazione; nonostante ciò, lo Stato, definito "centralista" da chi vive col cappello in mano, aumentò l'entità dei privilegi alla Valle assicurandole 400 miliardi di lire indicizzate in sostituzione di quell'Iva che per il 90 per cento non andava allo Stato. Nel 2010 alla Valle giungevano 340 milioni di euro da questo regalo legato all'Iva: aggiungendoli a quelli dei 9/10 e dividendo per l'importo complessivo delle tasse riscosse in Valle, si deduce che lo Stato "centralista" garantiva 12/10 di riparto fiscale alla Regione, rendendola il territorio più privilegiato da un Governo nazionale su tutto il pianeta.

Ma nel 2010 il Ministro Calderoli rivisitò le regalie alla Valle stabilendo che l'importo sostitutivo dell'Iva da importazione sarebbe sceso secondo una tabella prefissata fino a cessare nel 2017. In cambio di questo privilegio che ha assicurato alla Valle ben 5 miliardi di euro complessivi, i decimi di riparto passavano da nove a dieci, cioè sarebbe rimasta alla Valle ogni tassa qui prodotta, escluse briciole insignificanti: la Regione restava la più privilegiata nel mondo. Vengo al punto: ci sono ora state riduzioni nei trasferimenti, ma il Palazzo non ha indicato il rapporto delle stesse con l'entità complessiva delle tasse qui prodotte. Il Palazzo ha sciorinato il numero di milioni relativo a questo o quel taglio, additando lo Stato "centralista" come causa di un bilancio dimagrito.

Ma tali numeri, e i piagnistei sul dove il piatto regionale deve piangere, colpiscono gli impreparati impressionabili da cifre indicanti tanti milioni, ma chi sa ragionare pretende che il Palazzo evidenzi due dati: nel bilancio 2013 la Valle doveva contare su 10/10 di riparto; a quanti decimi effettivi di ogni tassa qui prodotta ammontano gli introiti da riparto dopo i tagli? Inoltre, per la riduzione graduale del contributo Iva da importazione stabilita nel 2010, la Valle nel 2013 doveva ricevere un determinato importo: quanti decimi di quest'ultimo sono effettivamente giunti quest'anno?

Io credo che l'assessore Baccega debba fornire queste frazioni affinchè ciascuno si formi la propria opinione sull'entità dei trasferimenti statali: i numeri a se stanti sono pura propaganda e non si hanno risposte ai due precedenti quesiti leggendo il sito regionale che è fatto apposta per impedire al lettore di conoscere quelle percentuali che, anche ora, se fossero garantite a ogni Regione, obbligherebbero Roma a utilizzare praticamente tutto il suo bilancio per i soli trasferimenti Stato-Regioni. Avrà l'assessore Baccega ancora paura di svelare dati che dimostrano l'esistenza di un trattamento incredibilmente privilegiato Stato-Valle pur dopo i tagli, al di là di plateali ricorsi a Tar laziale e Corte Costituzionale che sarebbero giustificati solo se si scendesse sotto le percentuali indicate nel mio incipit?

Trasferimenti Stato-Regioni, ossia verso il fallimento....

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