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Lettera censurata per paura della verità

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censuraTrento, 18 novembre 2013. - Lettera firmata

Cortese sig. Direttore, non volevo credere ai miei occhi quando ieri 18 ottobre 2013 a pagina 30 di un quotidiano locale ho appreso la notizia del licenziamento di Paolo Serafini, imputato di aver offeso il Ministro signora Kyenge, la Presidente della Camera Laura Boldrini ed il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non volevo credere ai miei occhi, in effetti sono stato da sempre affetto da miopia ed astigmatismo e nella mia età ormai quasi avanzata anche da presbiopia, ma poi ho controllato se avevo i miei occhiali al loro posto ed avendoli ivi trovati mi son detto: "si è vero, c'è scritto proprio così".

Per carità non mi permetto di giudicare se il signor Serafini con le sue espressioni su Facebook sia o meno colpevole: alla Magistratura "l'ardua sentenza". Ma sono rimasto basito dal fatto che un'azienda, non importa se privata o a partecipazione pubblica, si permetta di licenziare un suo dipendente a prima vista solo presunto colpevole, visto che non è stato ancora giudicato nei gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento giuridico, di aver espresso quello che fino a questo momento rappresenta solo un suo parere personale. Sono rimasto ancora profondamente sconcertato dai toni usati dal redattore del pezzo tale S.D. quando usa le espressioni "volgari offese-frasi becere-celebre squallida frase". Non so immaginare quali locuzioni avrebbe usato il sedicente giornalista S.D. se nel lontano 1956 avesse dovuto redigere il suo "parto letterario" all'indomani dell'invasione dei carri armati sovietici a Budapest quando il nostro amato Presidente Giorgio Napolitano si profuse in elogi agli invasori.

L'Unione Sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la pace nel mondo. Non ritiene piuttosto, sempre il nostro S.D., che sarebbe più consono, etico, giusto ed appropriato definire beceri e squallidi tutti coloro che "se ne fregano", per usare un modo di dire non mio, di tutti gli imprenditori e piccoli o medi artigiani che per dignità si sono suicidati e in continuazione si suicidano, di tutti gli operai che sono rimasti senza lavoro pur avendo la loro famiglia da mantenere e di tutti quelli che ancora senza lavoro rimarranno, di tutti i pensionati che non ce la fanno più ad arrivare a metà mese, dico io, e devono frugare nelle immondizie, come un tempo ho visto nella Romania postcomunista.

Vorrei sperare che il mio caro S.D. abbia capito che intendo rifermi a tutta quella classe politica e dirigente che ha ridotto la mia Patria, se così ancora la posso chiamare, in questo stato di agonia e che ancora facendo finta di nulla continuano a rubare ed a turlupinare il popolo italiano, però secondo legge come loro affermano, tralasciando però di dire che la legge l'hanno fatta loro, ma non solo "ad personam" ma "ad libitum ipsorum". Sarebbe ancora più consono, etico, giusto ed appropriato definire becera e squallida tutta la classe sindacale che sembra aver permesso che un datore di lavoro anch'esso becero e squallido, applicando ormai fuori tempo il Regio Decreto 148 del 1931 (anno non equivocabile quando si parla di fascismo), abbia licenziato senza scrupolo alcuno un lavoratore ricompensato, a differenza di una moltitudine di papaveri di Stato, con uno stipendio che ritengo a confronto modesto e che secondo il novello Disegno di legge di stabilità avrebbe subito l'iperbolico aumento di ben 14 euro mensili. Mi auguro che qualche coscienzioso Giudice del Lavoro reintegri il Serafini e condanni il super manager, visti che super saranno senza dubbio i suoi emolumenti, Mauro Allocca a rifondere il "misero" profumatamente, ma non con i sodi della Trentino Trasporti Esercizio, che essendo partecipata sono anche miei, bensì con i suoi. Mia madre mi raccontava che al tempo del citato Regio Decreto ai dissenzienti dal "Potere" gli si dava dell' olio, anche se non propriamente vergine d'oliva, ora invece si toglie loro il pane. Come si è evoluta la Democrazia!

 

Questo il testo della lettera che altri hanno "cestinato". Noi siamo coerenti con i nostri proponimenti editoriali. Spazio, dunque, a tutti coloro che ce lo chiedono, con la solo avvertenza che non sono ammesse offese ed insulti. Nel merito, credo che il licenziamento adottato da Trentino Trasporti nei confronti di Paolo Serafini, a proposito della "questione Cecile Kyenge, sia illeggittimo, tanto più grave in quanto adottato da una azienda pubblica, concessionaria del pubblico trasporto. E' strano, fino ad un certo punto però, che non ci sia stata la sollevazione sindacale, ma anche in questo caso,  la "giustizia" è sempre targata. Mi aspetto che la magistratura del lavoro, giudicando sui fatti, imponga la riassunzione di Paolo Serafini, nel qual caso chi dovrebbe andare a casa per "manifesta incapacità" è colui che ha firmato il licenziamento. Claudio Taverna

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