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Il caso: Lombardo e CasaPound

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Logo de  Trento, 13 febbraio 2014. - di Paolo Serafini

Caro Direttore, se il presidente della Circoscrizione Oltrefersina Emanuele Lombardo voleva cercare visibilità intervenendo oggi su un quotidiano locale l'ha raggiunta con tutto il suo carico di ridicolo. Prenda atto, il caro presidente, che se il quartiere di via Marighetto non vive più tranquillo non è per il fatto che nello stesso  abbia sede Casapound, ma per gli attacchi e le provocazioni che vengono da forze anarchiche che falsamente ora disconoscete ma alle quali nei fatti e nell'ideologia siete sempre stati e siete tutt'ora vicini.

Se il caro presidente si fosse documentato fino ad ora sull'operato di questi ragazzi, sulle edificanti serate informative e di discussione e nello stesso tempo si fosse documentato su quel "niente" che sempre hanno contraddistinto e proposto i centri sociali se non l'istigazione alla protesta e pure alla violenza si sarebbe sicuramente risparmiato le critiche delle persone intelligenti.

Strumentalizzare infatti le testimonianze dei residenti che hanno avuto solo parole di elogio verso questi ragazzi e di critica contro gli anarchici dei centri sociali, nei quali vedono la vera e grande preoccupazione, non è da persona istituzionalmente intelligente.

Prenda atto il caro presidente che chi sceglie di aderire a quello che si definiscono i ragazzi di Casapound "fascisti del terzo millennio" non significa rivangare la storia come sempre strumentalizzate "voi". Significa presentarsi alla storia come nuova forza che ha fatto di una buona parte degli ideali scaturiti dalla politica del ventennio motivo di discussione e di proposizione. Non è il Duce che torna (anche se molti lo vorrebbero) non sono gli errori della storia che tornano, sono gli ideali antagonisti ai "vostri". Ideali che in una "vera" democrazia nessuno ha il diritto di impedire altrimenti allora sì che si cadrebbe nella "dittatura".

Il mio auspicio è che il caro presidente Lombardo usi la stampa non per fomentare ulteriori provocazioni ma per raggiungere un compromesso, segno di democrazia e di civiltà.

Il caso: Lombardo e CasaPound

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