Ai quotidiani trentini lamentosi del calo di vendite un doveroso esame di coscienza

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Catena umana contro la casta trentinaTrento, 24 marzo 2014. – di Paolo Serafini

Caro Direttore, la cacciata dal corteo da parte di quelli che si definiscono i "degni" di Trento del gruppo aderente alla comunità facebook "Catena umana contro la casta trentina" segna l'ennesimo attacco del C S Bruno nei confronti della libertà di pensiero e di espressione. Nonostante si stesse protestando per la stessa causa i "degni" con parole di odio hanno cacciato dei cittadini facenti parte di una comunità estranea a ideologie e partiti uniti per esternare un dissenso comune a tutti. Odio profondo nei confronti soprattutto di chi ha creato questa comunità, salito agli onori della cronaca per aver lanciato offese dalla sua pagina facebook contro l'ex ministro dell'Integrazione ed essere stato licenziato dall'azienda di trasporto pubblica.

In questi giorni, notizia della stampa locale, l'editoria (in ginocchio) sta analizzando e discutendo sul drammatico calo delle vendite dei quotidiani tradizionali e la continua crescita dei quotidiani on line. Argomento sul quale ho già avuto occasione di intervenire. Solo guardando alla vicenda della "cacciata", così come riportata dai quotidiani, possiamo anche capire i motivi che portano sempre più i lettori ad abbandonare l'acquisto del quotidiano tradizionale e proiettarsi su quello on line. C'è una grande differenza fra queste due realtà: LA TRASPARENZA.

Io che personalmente ho vissuto e vivo tutt'ora la mia vicenda seguita dai media posso assicurarvi che non vi è da parte di alcuni quotidiani trasparenza alcuna. Le notizie cioè o non vengono date, o vengono stravolte volutamente seguendo una ideologia politica precisa. Nel caso di ieri l'accento della notizia è andato alla vicenda giudiziaria del sottoscritto e non al motivo della mia presenza rappresentativa di un nutrito gruppo di cittadini presenti in piazza per uno scopo. Obiettivo di alcuni quotidiani è stato solo quello di screditare ancora una volta la mia immagine che per loro era e rimane sempre quella del "fascista" e "razzista". Non cerco giustificazione in quanto starà ai Giudici decidere se esiste fondamento o meno sulle accuse del reato per il quale sono indagato. Non di sicuro quindi ai giornali.

Il problema però dobbiamo leggerlo in chiave politica. Ed è questa che fa paura a qualcuno che si serve dei quotidiani (da loro sostenuti finanziariamente) per screditarmi. Serafini si sta muovendo. Serafini sta creando. Serafini sta, attraverso una comunità, facendo breccia. E' pericoloso per certa politica.

Serafini non è pericoloso. Non lo è mai stato. Ha sempre cercato, con le sue battaglie politiche di fare gli interessi di tutti. Vedi nell'ambito del trasporto l'accesa polemica mediatica e politica che ha portato all'installazione dei condizionatori sugli autobus; vedi la lotta politica all'evasione tariffaria sugli autobus che ha portato ad incentivare i controlli, anche se molto ancora c'è da fare; per quanto riguarda ancora la sicurezza dopo una serie di manifestazioni, sit-in, conferenza stampa è riuscito a mettere in condizione provincia e azienda di trasporto ad istituire un organo di vigilanza all'interno dell'autostazione di Trento che aveva raggiunto il massimo del degrado e insicurezza. E' chiaro che certe battaglie mi hanno posto e mi pongono contro un'Istituzione o, nel caso della sicurezza e dell'evasione tariffaria, contro una tipologia di persone presenti sul territorio. Serafini potrebbe far paura perché quello che pensa e decide di fare lo porta sempre a compimento, anche andando contro tutti. Non cerca gloria, come i più che scendono in politica. Cerca, anche con un po' di utopia, il bene di tutti, il confronto con tutti. Su un territorio, nella nostra città ci deve essere lo spazio per tutti, indistintamente, siano di sinistra che di destra.

Ho creato questa pagina senza ideologie e tale voglio rimanga. Perché in questo momento il dissenso e la protesta contro gli scandalosi vitalizi non deve avere colore, ma solo unità di intenti.

Dispiace infine che la stessa "trasparenza" usata dal "famigerato" Ufficio di Presidenza Regionale sia stata adottata anche da alcuni quotidiani.

Ai quotidiani trentini lamentosi del calo di vendite un doveroso esame di coscienza