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La lenta agonia del lago di Caldonazzo

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Trento, 26 giugno 2014. - di Paolo Serafini

Caro Direttore, la notizia dell'aggressione da parte di un gruppetto facinoroso e nullafacente albanese (nuove risorse) sulla spiaggia di Calceranica ai danni di una giovane coppia è solo l'ennesimo fatto di cronaca che si aggiunge ad altri e numerosi simil fatti. Il sottoscritto che da diversi anni si è trasferito definitivamente in quell'incantevole luogo che è il lago di Caldonazzo è spettatore del suo graduale degrado e della sua lenta agonia.

Oltre alla costante presenza sulla spiagge di soggetti facinorosi che infastidiscono, provocano bagnanti e turisti, assistiamo all'indecorosa e petulante presenza di rom agli ingressi di supermercati e esercizi pubblici. Le sale di aspetto delle stazioni fs di calceranica e caldonazzo trasformate in dormitori dagli stessi e in progressivo degrado e allarme sanitario.

La politica turistica delle amministrazioni comunali arenata e passiva a fronte del sostenuto calo turistico. Le sostenute lamentele dell'utenza proveniente dalla città, dall'Alto Adige, dal Veneto costretta a pagare il pesante dazio del parcheggio (1,20 all'ora o 8 euro l'intera giornata). Un dazio solertemente monitorato dai sostenuti controlli della polizia locale che altro sembra non abbia da fare che fare cassa.

Gli operatori del settore che ogni anno investono qualcosa per offrire più servizi con le mani nei capelli spettatori di un crescente calo delle presenze. Sconcertati dai continui "niet" delle amministrazioni comunali avverse al rilascio di autorizzazioni per eventi sulle spiagge e dal pagamento di pesanti oboli per la somministrazione di ciò che è diverso dalle bevande. Operatori ridotti sempre più al lastrico ai quali non resta che arrendersi e cedere.

Il crescente aumento di atti violenti, il crescente degrado e la mancata politica di investimento per il rilancio sono tutte cause che portano l'utenza, soprattutto straniera, a cercare altri lidi. La domanda e critica che sento sia da operatori che turisti è questa: "E' possibile che una amministrazione provinciale, paladina (a parole) di difesa del territorio, delle peculiarità, abbia soldi solo per gli ultimi arrivati ai quali non fa mancare niente e lasci un settore come quello turistico di questo lago ad una lenta agonia"?

A chi la responsabilità di questa lenta agonia? Alla crisi o alle scelte politiche?

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