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Valdostani tra virgolette, monadi senza finestre

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Aosta, 23 agosto 2014. - di Giancarlo Borluzzi

Caro Direttore, due coniugi italiani in Australia hanno tre figli che, adulti, vengono in Italia fissando la dimora l'uno a Gaby e gli altri in ciascuna delle due Gressoney. Ovviamente conoscono solo l'inglese e quell'italiano che è la sola lingua utilizzata in questi tre comuni, anche se il mattacchione Luciano Caveri ha fatto inserire la dizione "comuni di lingua tedesca" nello Statuto regionale per caratterizzarli come se fossimo a "La sai l'ultima?".

Ma per i cosiddetti "valdostani" stile Laura Grivon i tre nuovi residenti hanno la particolarità di essere francofoni e germanofoni, secondo il Corano delle frottole che gli abitanti in questo francobollo d'Italia dovrebbero venerare pena la giullaresca accusa di essere "antivaldostani" ! Di più: "Un prosciutto simbolo dell'identità di un popolo" ha recitato un dirigente dello Jambon de Bosses secondo cui i 125mila italiani residenti in Valle sarebbero costituiti da parti di suini vissuti in altre regioni e giunti qui per essere approntati prima di finire in tavola.

Chi, avendo ottenuto la licenza elementare e tenendo alla propria dignità, non vuole essere frammischiato in queste amenità, viene definito "antivaldostano" da Laura Grivon, per la quale è valdostano chi sposa le più incredibili insensatezze micronazionaliste. Lo scritto di quest'ultima denota che lei ambisce allo spopolamento della Valle d'Aosta, visto che loda chi vorrebbe l'espulsione dalla medesima di quanti non utilizzano il francese, ma sottolinea soprattutto che i "valdostani" non sanno replicare a precise argomentazioni come le mie. Questi "valdostani", per dirla con Leibnitz, "sono monadi senza finestre" verso la realtà effettiva che sta loro attorno: ne affrescano un'altra di pura fantasia sulla quale non sanno dibattere. Questo a causa dell'insostenibilità del loro Corano, che vorrebbero però venerato da tutti pena l'essere bollati di quell' "antivaldostanità" che in realtà significa essere amici di un francobollo d'Italia che si vorrebbe sincero e allineato al 2014, con residenti cui va riservata l'autodeterminazione culturale, senza conversioni imposte verso il culto di un dubbio trapassato valdostano in sintonia metodologica con la volontà dell'Isis di convertire cristiani e yazidi alla sua interpretazione dell'Islam.

La Grivon ha scritto a questa rubrica in un francese inutilizzato in Valle, con ciò sottolineando l'isolamento dalla società reale sua e dei "valdostani" cui fa riferimento e da qui parto per la mia proposta: questi "valdostani" cavalieri dell'inesistente accettino i numeri indicanti la loro microscopica consistenza e combattano fin che vogliono per mantenere vive eventuali specificità della Valle d'Aosta presenti solo nei loro cuori, ma non frammischino gli altri nei loro desideri, né li bollino di "antivaldostanità" se pretendono solo di non essere importunati da integralismi fondati sulla bugia e irridenti gli articoli 2 e 3 della Costituzione. Unicuique suum.

- Aosta

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