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PD valdostano, conservatorismo alla base del servilismo

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Aosta, 3 settembre 2014. - di Giancarlo Borluzzi.

In questa rubrica il Partito Democratico valdostano ha evidenziato due tristi verità: non è in linea col processo di rinnovamento promosso da Renzi e agisce solo per essere gradito all'UVP. Mentre il capo del Governo, anche segretario nazionale del PD, si muove per aggiornare la Costituzione, il PD nostrano predica un'anacronistica conservazione di quel francese la cui finzione di motivo dell'autonomia regionale equivale a negare ragioni linguistiche alla base della medesima visto lo status di desaparecido del francese.

Due le perle evidenziate dal PD valdostano: innanzitutto il nascondersi dietro il dito dei contenuti dello Statuto regionale del 1948 che impone lo studio del francese in modo paritetico all'italiano: ma come a Roma si aggiorna la Costituzione, così ad Aosta bisogna adeguare lo Statuto a una carta costituzionale che, pareggiando i cittadini all'articolo 3 e difendendone la dignità all'articolo 2, richiede la libertà nelle scelte linguistiche senza che il sentire di qualcuno divenga costrizione per altri.

Dal 1948 il mondo e la Valle sono cambiati, il francese è sparito nonostante un'imposizione scolastica che irride i due precedenti articoli costituzionali e toglie tempo per altre scelte soggettivamente motivate. Risotto e pastasciutta hanno pari dignità, ma non per questo si può imporre che tutti mangino entrambi; idem se si volesse mantenere il pareggiamento tra italiano e francese, comunque surreale nella società valdostana. Le lingue servono per comunicare, non per attestare forzatamente la Valle diversa da quello che è ricorrendo a veneti, pugliesi, siciliani, friulani, sardi e liguri che dovrebbero scordare le loro provenienze arruolandosi in quel mondo fittizio della francofonia che è snobbato anche dagli autoctoni a 24 carati: la Costituzione difende il realizzarsi del cittadino in base a parametri personali, non la volontà di qualcuno di utilizzare il prossimo per inventare caratterizzazioni regionali ricorrendo alla necrofilia francofona.

Ma la seconda perla del PD nostrano supera la prima: ammette che il francese in Valle non esiste più, ma pretende che vi sia un incremento nell'invadenza del medesimo nella subcultura dei residenti (le imposizioni generano solo subcultura), come se un pugno di persone travestite da partito potesse decidere per altri in barba alla pari dignità dei cittadini; e questo solo per riverire l'UVP, dominus nell'alleanza in cui il PD irragionevolmente si trova.

La Valle non è una minoranza linguistica, va eliminato l'obbligo di trovarsi il francese nel curriculum scolastico se non gradito, va privilegiata la libera scelta tra l'indispensabile inglese e l'inutile francese (prescindendo da quello strumentale "plurilinguismo" che non serve a far conoscere le lingue bensì a perpetuare la sceneggiata francofona): la libera scelta linguistica non toglie nulla a nessuno, tranne ad aedi del trapassato che pretendono la condivisione forzata delle proprie fantasie.
Ovviamente i localisti nostrani in salsa integralista sanno che le libere scelte farebbero scomparire la finzione di una Valle parlante francese, ma conta solo il rispetto delle persone: è la sommatoria delle loro libere scelte a sottolineare effettivamente il tasso di specificità francofona valdostana, non il doping dell'imposizione linguistica cavalcato da un PD nostrano che, con la scusa di una collocazione federalista nel PD nazionale, va contro i valori della Costituzione e contro il rinnovamento cavalcato da Renzi. Il dubbio trapassato valdostano può essere oggetto di culto per qualcuno, ma non è nulla per altri e non deve diventare una camicia di forza per chi vive il presente, non vuol essere immischiato in un micronazionalismo fondato sulle sceneggiate e non vuole pagare pedaggi pseudoculturali a qualcuno posto che non li richiede ad altri.

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