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Gli effetti perversi della Legge Madia

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Trento, 13 settembre 2014. lettera aperta

Un bel quesito a Renzi. Anche questo resterà senza risposta????

Caro Stefano,

la legge di riforma della pubblica amministrazione varata dal governo Renzi-Madia (Legge 144/2014) contiene, all'articolo 6, il divieto – per le amministrazioni pubbliche- di affidare ai pensionati incarichi di direzione, studio, consulenza o altre forme di collaborazione, a pagamento.

Sono un avvocato di 66 anni e mi occupo da molti anni di diritto amministrativo. Come amministrativista lavoro per lo più' con comuni, Asl ed altre amministrazioni pubbliche. Purtroppo sono anche titolare di una pensione INPS che non raggiunge i 700 euro mensili, pensione che mi deriva da una ventina di anni di lavoro come pubblico dipendente, anni prestati prima di iniziare la attività' forense.

Ora,dopo più' di vent'anni, mi si impedisce - per legge - di continuare l'attività' avviata e coltivata per decenni ,precipitandomi in una situazione assurda.
Con la pensione INPS non posso di certo pensare di sopravvivere e, dopo vent'anni di lavoro, per di piu' a 66 anni di eta', è' molto difficile pensare di riciclarsi ad altre attività forensi, prive di rapporto con le amministrazioni pubbliche.

Una autentica follia!! Dopo il disastro fatto dalla Fornero (vicenda esodati), adesso tocca a gente come me, evidentemente colpevole – agli occhi di Renzi e della Madia – di aver utilizzato il doppio binario lavorativo, pubblico prima e privato poi.

Per quanto mi riguarda, ho fatto 4 conti. Con la mia aspettativa di vita, entro 10 anni avro' esaurito i miei risparmi. Poi dovro' rivolgermi alla Caritas: non esagero!
Mi chiedo quanti siano, in ITALIA, i PROFESSIONISTI nella mia stessa condizione: avvocati, ingegneri, architetti, amministrativi, medici, insegnanti. Potrebbero essere almeno 10.000. Non credo che costoro se ne staranno zitti.

Stefano, sai cosa faro'? Non cambiero' la mia vecchia macchina ed adoperero' quei soldi per una pesante azione legale.
Sono ovviamente intenzionato ad impugnare la norma citata, prima davanti alla corte costituzionale e poi in Europa, assieme ad alcuni altri professionisti che, come me, sono impediti – da questa legge – a svolgere l'attività professionale abituale.
Stefano, Ti invito a darmi una mano, creando in Italia una rete concreta di protesta per cancellare una norma indegna di un paese e di un governo democratico.

Un abbraccio Toni

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