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Non sempre è oro quel che luccica (Servizi sociali del Trentino)

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Donata Borgonovo ReTrento, 2 marzo 2015. - di Casimira Grandi

Egregio Direttore, stimolata dalla lettera dell'ottimo dottor Brunello, con il quale ho condiviso il triste percorso di "parente di utente di rsa - Civica di Trento -" e non poche vertenze istituzionali a tutela dei nostri cari sempre perseguite con l'obiettivo del rispetto dei diritti di tutti come si conviene in democrazia, mi permetto anch'io di chiedere ospitalità al Suo " libero" giornale.

Il triste evento riportato dall'amico Brunello è stato determinato da una sommatoria di problemi " sociosanitari", termine che correttamente scrivo senza trattino volendo concettualmente indicare un approccio assistenziale sostanzialmente diverso da quello che, per l'appunto, ha gestito il caso. Non è questa la sede per disquisire sulla semantica, ricordo solo l'importanza del corretto uso dei termini: che devono esprimere la concreta efficacia ed efficienza di un servizio assistenziale in questo caso, non essere l'"etichetta su un barattolo vuoto", come io definisco da tempo taluni settori dei servizi locali.

Giustamente sottolineata dal dr. Brunello la peculiare situazione creatasi per la problematicità di due soggetti fragili congiunti, nello specifico una madre anziana e una figlia convivente con disagio psichico: soggetti distinti per la burocrazia dei servizi, ma la cui condivisione della realtà esistenziale è innegabile e pertanto doveva essere affrontata da chi di competenza, con opportuna capacità organizzativa. " Organizzazione" è una parola ostica per le istituzioni assistenziali, ed è comprensibile non solo per la diseconomia in cui sostanzialmente operano oggi - cui è sempre comodo accollare colpe -, ma soprattutto per un aspetto meno percepito dai cittadini, vale a dire l'imperfetta "Selezione, Formazione, Organigramma" del personale.

L'edulcorante familismo profuso come connotazione di sistema, vantando più o meno malintese tradizioni locali piuttosto che d'importazione, non affronta né risolve quindi gli annosi problemi strutturali che interessano l'universo delle categorie assistenziali. Grazie alla lettera del dr. Brunello è stata focalizzata l'attenzione su due di esse, particolarmente significative per tutte le criticità del contemporaneo sistema assistenziale trentino: infatti, su anziani e pazienti psichiatrici perversamente si sinergizzano gli aspetti più negativi del sociale e del sanitario. Posso solo sperare, in nome del rispetto per la dignità nella sofferenza, che la stampa presti ancora attenzione al "welfare che non c'è".
Egregio Direttore, ringraziando per l'ospitalità, dedico a Lei e ai lettori di Trentino Libero una frase di Orwell:

"Se libertà significa qualcosa,
allora significa diritto di dire alle persone
cose che esse non vogliono sentire".


Cordialmente,
Casimira Grandi

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