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Nuova ICEF: Io la penso così

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Trento, 2 luglio 2015. - di Sandro D'Agostini*

Egregio Direttore, nel plauso generale che accompagna le novità in vigore da oggi nel sistema ICEF, Vi giro una mail che ho inviato qualche settimana addietro all'assessore Borgonovo Re. Voglio manifestare almeno il mio dissenso, anche se non ho illusioni riguardo ad una seria revisione del sistema che, nonostante la bontà degli intenti si rivela essere il più delle volte uno strumento punitivo per le persone con un elevato senso di civismo e di responsabilità e, per contro, un sistema che incentiva allo sfruttamento indebito del welfare. Cordialmente Sandro D'Agostini

Donata Borgonovo Re

Gentile Assessore,
vorrei condividere con Lei alcune riflessioni sui paradossali esiti di valutazione che possono derivare dall'applicazione dell'ICEF con i criteri vigenti procedendo da un caso concreto.
Mia madre, portatrice di handicap visivo, da qualche mese usufruisce del servizio di assistenza domiciliare e dei pasti a domicilio. A partire dal 1.7.2015 dovrà pagare, in base al suo indicatore ICEF la quota di partecipazione massima per entrambi i servizi: 13 euro per il pasto e 18 euro all'ora per l'assistenza.

In effetti, dopo una vita di rinunce e di risparmi dal solo reddito di mio padre operaio (deceduto da vent'anni) e della sua pensione minima, è riuscita a mettere da parte una somma di denaro che spera essere sufficiente a non dover gravare economicamente sui figli nella vecchiaia.

Per sua maggior sfortuna, oltre alla "colpa" di essere stata una previdente formichina, ha anche ereditato dai genitori due vecchie case: sono da sempre in condizioni tali da non poter essere affittate e hanno un valore di mercato molto prossimo allo zero, nondimeno le comportano annualmente le tassazioni previste per le "seconde case".

Lei, quasi cieca, vive in un modestissimo appartamento di 38 m2 e tuttavia, stando all' ICEF, risulta essere una specie di Paperon de' Paperoni.

Viceversa, – ed ecco il paradosso - sempre ai fini ICEF, risulterebbe in una condizione lacrimevole e degna della più ampia solidarietà sociale...

a) se abitasse in una dimora provvista di ogni confort e con valore di mercato fino a 150.000 euro;
b) se avesse una lussuosa auto in garage; o, ancor meglio, se più d'una;
c) se avesse speso il denaro eccedente i 50.000 euro in gioielli, pellicce, champagne e soggiorni in paradisi tropicali, il tutto senza alcun limite.
Oppure, più semplicemente, se si fosse premurata di trasferire a tempo debito a qualche familiare (sia pure in modo fittizio come risulta essere diffusa prassi) una parte del proprio patrimonio.

Che dire allora, gentile Assessore? Che siccome l'ICEF non può contemplare tutte le casistiche possibili, oltre ai veri poveri che ne hanno giusto e reale diritto, fatalmente ne beneficiano anche una consistente quota di "furbetti", di scialacquatori, di nullafacenti, di evasori, di falsi poveri?

E che, di conseguenza, inevitabilmente vengono puniti i "fessi" cioè gli onesti e in particolare quelli che, come mia madre, hanno "tirato la cinghia" una vita intera e che, anche se hanno un riprovevole comportamento antisociale perché "non fanno girare l'economia" sono, in definitiva proprio quelli che tengono in piedi questo Stato in cui davvero sembra essere bandito il buon senso e l'equità.

Le ovvie considerazioni sulle possibili future riflessioni da parte Sua e/o degli organi competenti circa la perfettibilità del sistema ICEF, sull'intenzione di attivare severi controlli, sulla prevista verifica del provvedimento tra 18 mesi, non renderanno giustizia in tempi utili a mia madre e ai tanti "fessi", ma ugualmente gradirei sapere da Lei, gentile Assessore, quale visione di "wellfare" futuro è pensabile continuando a incentivare le "cicale" e a punire le "formiche".

Cordialmente
Sandro D'Agostini

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