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Grazie don Matteo Graziola

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Gabriella Maffioletti1Trento, 30 settembre 2015. – di Gabriella Maffioletti*

Stimato Direttore, l'intervento di don Matteo Graziola netto e chiaro nei confronti del provvedimento del Presidente della Provincia Autonoma di Trento Ugo Rossi sulla censura posta dallo stesso al contenuto del libretto scolastico divulgato all'interno dell'Istituto Arcivescovile di Trento che sostanzialmente indica i gay come «contrari al progetto di Dio» ha sortito in me ma credo in molti come me un effetto balsamico e risanatorio!

Credo che su queste tematiche che rivestono più concetti: la libertà di insegnamento, di espressione, la difesa del valore della famiglia tradizionale, il riconoscimento dei ruoli nella società civile dell'uomo e della donna bisogna davvero che ognuno possa esprimersi senza "lacci ideologici" e liberi dal pensiero unico omologante! Vorrei parallelamente accostare il focus prodotto ad un'altra fonte competente della società culturale e laica. Riproduco per gli "accaniti del gender" la relazione rilasciata sull'argomento dal Presidente della Associazione delle associazioni di aderenti nazionali per la famiglia ed i minori di cui sono rappresentante regionale (Adiantum) prof. Giacomo Rotoli.

Egli dice: " In Italia, nel vuoto assoluto dei controlli da parte del Governo e dei Ministeri, c'è chi ha tentato di schermare l'introduzione di "innovativi" (e discutibili) strumenti educativi attraverso i testi scolastici scritti per sensibilizzare gli studenti della materna e delle elementari sul fenomeno delle discriminazioni di ogni tipo, provocando una ondata di proteste tra le associazione dei genitori e nel mondo scolastico. (Vedi polemica scoppiata al comune di Venezia contro la spersonalizzazione dei ruoli genitoriali promossa dall'attivista LGBT Camilla Seibezzi). Il prof. Rotoli asserisce inoltre che di sono diversi livelli di lettura della cosa. Ad un livello elementare, quando si parla di "gender", non si può comunque non pensare che esistano degli elementi in qualche modo "a priori", e quindi teorici. Al momento, non esiste una "gender theory" condivisa, perché ci sono mille interpretazioni tra chi afferma che essa riguarda la sessualità e chi afferma che sarebbe solo una questione culturale, o semplicemente una questione di ruoli (che hanno da sempre una certa elasticità a seconda delle culture).

"Ad un livello più alto la "gender theory" è un elaborazione minoritaria in seno a certi filoni del femminismo radicale nordamericano (e.g. Judith Butler), che però in molti casi straripa anche da quello che i suoi stessi autori intendono. L'assunto centrale sul quale si sono basati i tentativi di introdurre degli elementi di queste teorie nei programmi scolastici è stato quello di difendere i diritti delle minoranze, LGBT soprattutto, decostruendo il concetto di differenza sessuale tra uomo e donna. Ebbene, questo è profondamente sbagliato, e i comitati LGBT sbagliano pensando che sia questo il sistema per ottenere rispetto dalla Società Civile. Tra l'altro è abbastanza contraddittorio che si chieda di introdurre un'istituzione abbastanza tradizionale, come il matrimonio, cercando al contempo di annacquarlo e renderlo di fatto una convenzione. Infatti, negli USA, oltre a chiedere il matrimonio poligamico, pare che qualcuno abbia persino proposto di poter sposare un robot...". "Nella sessualità rientra anche il sesso biologico, e quello non si può cambiare nemmeno per un omosessuale perché, come scrive il Pannella (prescindendo dai pochi casi di incertezza genetica), quello che guida è il cervello e la c.d. "l'identità di genere". Questa dipende in modo molto marginale dal tipo di educazione che imponiamo ai bambini, e può esaltare delle differenze solo se queste esistono. Se vestiamo i bambini tutti di rosa o tutti di blu ci saranno sempre femmine, maschi, femmine attratte da maschi e maschi attratte da femmine e in misura minore femmine attratte da femmine e maschi attratti da maschi. E questo vale anche, per assurdo, tra gli ingegneri minerari o tra i piloti di caccia..."

"L'"identità sessuale" è funzione di tre fattori: geni, storia/educazione, altri fattori inconsci (epigenetici come dice Panella, o freudiani = cioè i primi anni di vita) legati allo sviluppo del cervello. I "genderisti" vorrebbero far prevalere il secondo fattore, mentre i "rigoristi"vogliono che il primo fattore determini tutto. Probabilmente, per dar conto della grande variabilità osservata, conta in misura importante anche il terzo fattore, sul quale il controllo è molto più difficile perché non si tratta di cambiare un gene o un modello educativo, ma di esplorare ciò che è quello che Freud chiamava inconscio, al quale non abbiamo facile accesso se non osservandone il riflesso nella vita vissuta. Qualche progresso si è fatto con le neuroscienze, ma esiste una grossa polemica tra gli stessi specialisti se l'attivazione dei circuiti neurali (i correlati neurali) possa rappresentare in tutto o in parte il complesso degli stati mentali". Anche dal mondo laico pertanto non mancano espressioni di conto.

Che il Presidente della Provincia Autonoma Ugo Rossi "censuri" la mission scolastica vocativa dell'Istituto paritario Arcivescovile che consiste nell' educare ed insegnare ai nostri figli i valori e i capisaldi della società civile , seguendo i valori cristiani e la morale che essi impartiscono, è sintomatico per capire quanto in realtà il PATT abbia a cuore il riconoscimento del nostro status di autonomia pare solo quando si tratti di interferenze del governo centrale tese a scardinare ed erodere finanze destinate al bilancio provinciale mentre nulla si eccepisce quando tocca a sfere con sfondo attinenti alle materie umanistiche , etiche e sociali. Domanda consequenziale: l'autonomia così gestita ha ancora un senso?

*delegata regionale di Adiantum

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