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Trento: Sindaco e consiglio comunale a casa, subito

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Calice in mano4Trento, 27 novembre 2015. - di Gabriella Maffioletti

Gentile Direttore, leggo il commento alle recenti vicende legate al miserrimo spettacolo che accompagna le sorti del governo cittadino guidato da un sempre più debole Andreatta il cui stato di salute politica è pari a quello di un malato terminale.

D'altronde, per coloro che hanno memoria, non passa sotto traccia il suo esordio in politica.

Eletto consigliere comunale nel 1995, assume nel 1998 l'incarico di assessore all'urbanistica. E proprio nel settembre 1998, all'indomani dell'approvazione del consiglio comunale dell'odg ( quello dell'utilizzazione dell'area ex Michelin) dello spergiuro sindaco Dellai, che si era dimesso dopo qualche giorno per candidarsi alle elezioni provinciali, malgrado le molteplici assicurazioni di concludere il mandato, si è occupato in prima persona, all'ombra prima del sindaco Pacher ( 1998-2008), succeduto a Dellai, e poi di se stesso ( sindaco dal 25 settembre 2008), della progettazione e della realizzazione del Quartiere delle Albere, la più grande speculazione immobiliare che Trento ricordi.

A questo riguardo, solo alcuni dati: aumento (40%) delle volumetrie in corso d'opera, regalo alle immobiliari dei "poteri forti", prima Iniziative Urbane spa e poi Castello SGR (Isa spa, finanziaria della Curia trentina) del sottopasso di via Sanseverino (m. 170 per 10 milioni di euro) e del sottopasso di via Taramelli (4,5 milioni di euro) e in prospettiva del sottopasso di via Giusti (4,5 milioni di euro) tutti a spese del comune di Trento, per 19 milioni di euro, la messa in sicurezza dell'Adigetto (3,750 milioni di euro) a spese della Provincia (Bacini Montani). Tutto questo nella ferrea logica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle spese.

In questi primi mesi di consigliatura, il sindaco Andreatta non ha saputo delineare una soluzione ai molteplici, gravi problemi cittadini, e nemmeno ha realizzato una delle tantissime promesse elettorali. E' stato, invece, capace di generare forti mal di pancia all'interno dei principali alleati (UPT e PATT). La comparsa di franchi tiratori, che già si erano manifestati nella scorsa consigliatura, sono eloquenti messaggi.

Ricordo, ad esempio, le vicissitudini per alcune delibere: quali il campo nomadi di Ravina (in 31 anni spesi oltre 5 milioni di euro) per finanziare progetti di integrazione, il rinnovo dell'appalto all'ASIS per la gestione degli impianti sportivi, i rapporti con Dolomiti Energia s.p.a per il problema del trattamento dei rifiuti urbani, il tema irrisolto della sicurezza, il controllo dei locali adibiti a centri culturali islamici (di fatto moschee clandestine).

Ma è il risultato elettorale del sindaco che ha perso il 10% di elettori rispetto alla tornata del 2009, e costretto quasi al ballottaggio, la prova provata che questo governo non ha futuro.

Le sue scelte personali e la nomina degli assessori, quasi fosse un fatto privato, non hanno certo giovato a rinsaldare la maggioranza, ostaggio di interessi contrapposti e confliggenti, dilaniata da rancori e ambizioni personali insoddisfatte.

Purtroppo non c'è un progetto di governo cittadino di ampio respiro, come non esiste una opposizione, efficace nel controllo da un lato, e capace, dall'altro, di proporsi ai cittadini come alternativa di governo.
Il risultato è che la Città capoluogo è allo sbando. La vicenda del NOT (Nuovo Ospedale di Trento) troverà forse soluzione, ma la decisione non verrà presa di certo a Palazzo Thun.

Per evitare che ciò accada, le dimissioni del sindaco e lo scioglimento del consiglio comunali sono necessità assolute.

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