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Sovraindebitamento, cosa fare (seconda parte)

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Giorgio GarbelliniSovraindebitamento: cosa fare in caso di mutui e finanziamenti diventati insostenibili (1° parte). Gestire la crisi finanziaria aziendale è possibile se lo si dichiara per tempo. Gli istituti di credito oggi sono più "comprensivi" di un tempo anche perché le sofferenze sono in aumento

Trento, 15 giugno 2017. - di Giorgio Garbellini*

Avere una visione "glocale" di apertura al mondo. E' questa la frase con la quale la Camera di Commercio di Trento ha recentemente caratterizzato le sue sette strategie per superare i punti di debolezza delle imprese trentine. Scarsa propensione all'impresa, dimensioni ridotte, poca internazionalizzazione.

Le linee di indirizzo di sviluppo di un'azienda trentina suggerite sono una logica di filiera del territorio che superi la settorialità, mentre alla pubblica amministrazione è stato chiesto di costare meno ed essere più snella e veloce.

Fare impresa in pratica richiede sempre più innovazione e capacità di fornire al cliente servizi personalizzati compresa una capacità di relazione.

Diversamente anche il negozio che vende articoli al turista sarà sopraffatto dalle catene della filiera industriale o dalla vendita on line del web, con prezzi molto inferiori e consegna nelle 24 ore presso il domicilio del cliente.

Tutte queste strategie possono essere oggetto di un business plan-dossier aziendale che può migliorare il progetto di business di un'azienda, migliorandone quindi affidabilità e rating.

E a tutto questo si aggiunge un sistema creditizio trentino che sconta una situazione peggiore di quella nazionale in quanto a sofferenze, oggi intorno al 10,7% contro una media nazionale del 10,3%.

Ho già ricordato che la legge 27 gennaio 2012 n.3 sul sovraindebitamento è nata proprio per consentire a situazioni di grave crisi finanziaria di sanare attività imprenditoriali e familiari da una situazione divenuta insostenibile di medio-lungo periodo e di riportare in equilibrio un'attività economica o di vita familiare.

Ma la complessità e difficoltà applicative di questa legge suggeriscono di affiancare anche soluzioni tecniche-gestionali di tipo finanziario non tradizionali che favoriscono una soluzione di conciliazione informale e preventiva con gli istituti di credito o fornitori aziendali.

Altri esempi, oltre a quelli già richiamati nel precedente mio intervento possono essere:
Il factoring, per scontare fatture senza impegnare tutti gli affidamenti disponibili in quanto l'affidamento è fatto con riferimento al cliente finale e non sull'azienda richiedente. Nel settore edile, ma a anche in quello industriale legato ad appalti pubblici, caratterizzati da tempi di incasso sempre troppo lunghi per le piccole imprese, "cerarsi" anticipatamente una linea di credito alternativa alla quale attingere può rappresentare una soluzione temporanea che salva l'azienda prossima al sovraindebitamento.

La ricerca di soci finanziatori o fusioni con altre società del settore o della filiera aziendale per raccogliere finanziamenti soci o migliorare il rating è un'altra opzione troppo spesso ignorata dalle piccole aziende, rinunciando così ad ottenere un aumento dei finanziamenti o degli affidamenti che possono rilevarsi indispensabili per superare stagionalità o crisi di liquidità impreviste.

Forme di promozione e vendita on line in caso di azienda di produzione industriale, oppure eventi di promozione per le attività di negozio o alberghiera o di ristorazione sono strategie già note, ma anche la connessa capacità di redazione di business plan per evidenziare i punti di forza dell'azienda e migliorare il rating rappresenta non di rado uno strumento ignorato.

E qui veniamo al ruolo della figura del mediatore creditizio, previsto dalla legge bancaria.

Molto spesso situazioni di sovraindebitamento sono notevolmente peggiorate perché da un lato il cliente-consumatore non conosce bene le norme bancarie e finanziarie e le opportunità alternative di soluzione in caso di sovraindebitamento e dall'altro gli istituti di credito e finanziarie hanno insufficientemente informato per tempo i loro clienti delle alternative di soluzione per evitare che la situazione debitoria peggiorasse a livelli di non ritorno, anche per motivi di loro interesse.

Qui mi soccorre la mia esperienza di mediatore creditizio che mi ha portato alla convinzione che anticipare ed evidenziare un problema finanziario, e non rinviare e nasconderlo come spesso avviene, sia alla fine la linea di comportamento più conveniente per tutti per risolvere con uno o più accordi l'indebitamento familiare od aziendale.

Purtroppo la legge sul sovraindebitamento tende a burocratizzare situazioni rendendole commercialmente e finanziariamente non sostenibili per i tempi e modalità con le quali sono regolate. Ritengo che sia per questo che la disponibilità che ho incontrato dagli istituti di credito sia andata via via aumentando nel tempo.

In generale il consiglio è tuttavia di non firmare documenti principalmente sulla fiducia ma di avvalersi dell'aiuto di uno o più esperti, esercitando innanzi tutto quel diritto alla trasparenza delle clausole senza la quale un contratto può essere addirittura soggetto a nullità, e prevenire così situazioni poi insostenibili finanziariamente.

Gli stessi Confidi in questo risultano talvolta eccessivamente costosi e lenti per rispondere alle esigenze del debitore sovraindebitato.

In questi casi il gruppo di lavoro organizzato a Trento, con l'assistenza di esperti in varie materie fiscali-amministrative e finanziarie-creditizie, può proporre soluzioni condivise od innovative a chi si trova in difficoltà rappresentando non di rado una soluzione non presa in considerazione per i motivi e per gli esempi che ho detto prima.

Potete contattarci, senza alcun impegno, all'Associazione «LO SCUDO» a difesa dei Cittadini ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) oppure allo «Sportello M5S».

Sovraindebitamento,  cosa fare (seconda parte)

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