Ecco perchè la riforma I.T.E.A. è illegale!

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

Manifestazione di protesta contro la privatizzazione IteaManifestazione di protesta davanti alla Provincia contro la privatizzazione dell'IteaTrento, 2 marzo 2012. - Gli Istituti Autonomi per le case popolari nacquero con la legge 31.05.1903 n°251 ad iniziativa dell'On. Luigi Luzzatti con lo scopo di facilitare la costruzione di case popolari; tale provvedimento si inseriva nel quadro di una politica sociale che diffuse in Italia nuove forme di enti economici e l'intervento dello Stato a beneficio dei ceti popolari e che si prefiggeva l'obbiettivo di di trasformare e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, in particolare dei ceti meno abbienti, applicando nel rapporto sociale il principio della "solidarietà", informato a precise esigenze di giustizia distributiva.

Il principio della "solidarietà" e della giustizia sociale emergeva chiaramente dall'art. 22 della L. n° 251/1903 che caratterizzava l'iniziativa degli degli Istituti Autonomi: non un interesse prettamente economico o esigenze di profitto ma una precisa volontà di intervenire nel sistema sociale, avendo di mira solo il " bene casa".

A partire dal dopoguerra il sistema di finanziamento dell'edilizia popolare venne modificato e non si basò più unicamente sul ricorso al credito esterno poiché lo Stato, l'INA Casa prima e Gescal poi concorsero per intero al finanziamento delle costruzioni.

Per inciso si ricorda che l'istituto di Gestione Case per Lavoratori ( Gescal), istituito nel 1963 in sostituzione dell' Ina Casa veniva finanziato da prelievi effettuati direttamente sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici e privati e benchè fu soppresso nel 1973 il contributo è stato versato fino al 1996 e al 1998 (per le aziende).

Nel 1971 venne promulgata un'importante legge: 22.10.1971 n°865 che trasformo gli I.A.C.P. (Istituti Autonomi per le Case Popolari) da enti pubblici economici ad Enti Pubblici non economici con prevalenza delle attività pubblico – assistenziali. Inoltre con tale legge avvenne il decentramento burocratico, con il trasferimento delle deleghe in materia di edilizia economica – popolare alle Regioni.

In questo quadro ed a seguito del passaggio delle competenze in materia di edilizia abitativa alla Provincia Autonoma di Trento, con L. 30.12.1972 n°31, l'Istituto Autonomo per le case popolari in Trento", che aveva ormai assunto la competenza sull'intera Provincia, modificò la propria denominazione in ITEA (Istituto Trentino per l'Edilizia Popolare).

Fatta questa breve cronistoria, si ritiene doveroso rilevare come le nuove disposizioni normative adottate dalla Provincia Autonoma di Trento in materia di edilizia abitativa pubblica, in particolare con la legge Provinciale 07.11.2005 n° 15 recante "Disposizioni in materia di politica provinciale della casa e modificazione della legge provinciale 13.11.1992 n°21 ( Disciplina degli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa)" nonché il relativo regolamento di attuazione adottato con Decreto del presidente della provincia d.d. 18.10.2006 n° 18-71/Leg, non solo siano lesive del diritto degli assegnatari a vedersi riconosciuto il diritto a riscattare la proprietà dell'immobile condotto in locazione, così come previsto dalla L. 28.02.1949 n°43, ma anche del tutto incompatibili con i propositi e gli obiettivi che hanno determinato l'istruzione ed l'organizzazione del sistema di edilizia abitativa pubblica in Italia a partire dalla legge 251/1903 per passare dalle legge 43/1949 e 408/1949.

L'inadeguatezza della legge Provinciale 07.11.2005 n° 15, è anche suffragata dalla Corte di Giustizia Europea che ha esplicitato chiaramente che la forma dell'affidamento diretto costituisce una eccezione alle regole generali della concorrenza. Il passaggio di ITEA a ITEA spa è avvenuta senza una gara d'appalto violando palesemente il diritto comunitario articolo 86 trattato CE che disciplina il concetto di concorrenza per i servizi economici.

Va altresì evidenziato che la Legge Finanziaria 2008 (L.244/07) si è occupata di imporre dei limiti alla possibilità riconosciuta alle amministrazioni pubbliche di gestire i servizi pubblici locali attraverso la costituzione di società di capitali. Con la suddetta legge viene introdotta una specifica norma che limita la facoltà per gli enti pubblici di costituire società per azioni, per evitare che tale facoltà, riconosciuta alla Pubblica Amministrazione nell'ottica di favorirne l'efficienza e la funzionalità a favore della collettività, potesse prestarsi, al contrario, all'attuazione di abusi e pratiche scorrette.

In tal senso quindi il servirsi di società per azioni per la gestione dei servizi e dei compiti di competenza di pubblica amministrazione invece che costituire uno strumento per assicurare ai cittadini un migliore e più proficuo svolgimento dell'attività amministrativa si traduce al contrario in un mezzo per allontanare ancora di più il cittadino – contribuente agli organi deputati alla gestione dell'attività amministrativa incidendo sull'efficienza, l'imparzialità ed il buon andamento dell'amministrazione anche in termini di garanzie per i cittadini all'accesso agli atti ed ai procedimenti amministrativi.

Pertanto, l'art. 7 della legge provinciale n° 15 d.d. 07.11.2005 e il relativo regolamento violano l'articolo 97 della Costituzione laddove viene sostanzialmente impedito l'esercizio del controllo dell'azione amministrativa alle istituzioni a ciò deputate e dove la funzione in materia di edilizia abitativa pubblica viene sottratta al diretto controllo della Pubblica Amministrazione e quindi ai cittadini.

Emilio Giuliana

Ecco perchè la riforma I.T.E.A. è illegale!