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Affido minori. Trentino: la pecora nera

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Affido minori. Trentino: la pecora nera
Dati sconfortanti per il Trentino pubblicati ieri dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Trento.

Il Trentino si colloca nuovamente ai primi posti per minori sottratti secondo la ricerca promossa dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali “Bambine e bambini temporaneamente fuori dalla famiglia di origine”. Infatti, come si legge nella ricerca, le differenze territoriali non sono trascurabili: accanto ad alcune regioni in cui sono coinvolti più di 3,5 minorenni ogni mille (Liguria, Provincia di Trento ed Emilia-Romagna) vi sono regioni in cui tale incidenza scende al di sotto del 2 per mille (Friuli Venezia Giulia, Molise, Abruzzo). In Trentino i minori fuori dalla famiglia di origine accolti nelle famiglie affidatarie e nelle comunità al 31 dicembre 2010 sono 335 mentre a livello nazionale sono 29.309. Rispetto ai dati rilevati nel 1998 e nel 1999, il numero delle accoglienze è cresciuto, a causa dell'aumento del ricorso all'affido. Rimane stabile, invece, il collocamento dei minori nelle comunità. Ma purtroppo il Trentino, nonostante le disponibilità finanziarie, si colloca agli ultimi posti anche in queste tabelle ministeriali.

Purtroppo anche la percentuale dei bambini e ragazzi di 0-17 anni che hanno vissuto nel corso del 2010 l’esperienza di vivere al di fuori della propria famiglia di origine è molto alta. In Trentino nel 2010 i ragazzi che hanno vissuto fuori dalla famiglia sono stati 505 con una percentuale del 5,2 per mille rispetto a una media nazionale del 3,9 per mille. L’alta percentuale di bambini che in meno di un anno tornano in famiglia dimostra che con un’adeguata azione domiciliare dei servizi sociali molti allontanamenti avrebbero potuto esser evitati salvando così migliaia di minori. Anche qui peggio di noi fa solo la Liguria, ma purtroppo il Trentino si distingue per altri record negativi.

La presenza straniera sul totale dei bambini e dei ragazzi fuori dalla propria famiglia è cresciuta considerevolmente negli anni. Il Trentino si colloca ai primi posti con il 31% assieme ad Emilia-Romagna (38%), Toscana (35%), Veneto (31%) e Marche (31%). Ma è nelle percentuali dell’affido familiare che il Trentino da il peggio di sé. Nella provincia Autonoma di Trento ben 225 minori sono in una comunità residenziale mentre solo 110 si trovano in una famiglia affidataria con una percentuale del 33% che ci colloca assieme a regioni con disponibilità finanziare molto inferiori alle nostre come Abruzzo (31%) e Molise (32%). Paradossalmente il contributo alle famiglie affidatarie è tra i più alti d’Italia con 723 euro al mese rispetto ai 406 del Molise e ai 318 dell’Abruzzo.

Queste percentuali non sono casuali e dimostrano quello che denunciamo da anni. Come non ricordare la bocciatura nella commissione politiche sociali presieduta dal consigliere Mattia Civico della proposta di legge del consigliere Pino Morandini volta a favorire un incremento dei collocamenti in famiglia. Ricordiamo tutti la forte opposizione della Giunta provinciale da parte dell’Assessore Ugo Rossi. Ma pochi sanno che, a differenza di altre regioni, in Trentino non esiste neppure un servizio dedicato esclusivamente all’affidamento familiare. In Trentino c’è invece un settore che non è assolutamente in crisi, quello delle case famiglia che accolgono i minori sottratti alle famiglie trentine che incassano milioni di euro dalla Provincia (dai 100 ai 400 euro al giorno per bambino). Non a caso l’iniziativa Trento 0-18 organizzata dal Comune di Trento includeva le associazioni e cooperative private che beneficiano dei contributi per i minori sottratti alle famiglie, mentre invece il Garante per l’Infanzia e l’adolescenza, dott. Raffaello Sampaolesi, è stato completamente ignorato. Sono tre anni che stiamo cercando di ottenere una riforma dei servizi sociali a cui l’Assessore Violetta Plotegher si è sempre opposta violentemente. Basta rileggere i suoi stessi discorsi e dichiarazioni. Le cifre impietose del ministero sono il frutto diretto di questa politica

Un aspetto importante dei dati a livello nazionale sono le motivazioni degli allontanamenti. Il 37% dei bambini è stato allontanato per inadeguatezza genitoriale; il 9% per problemi di dipendenza di uno o entrambi i genitori; l’8% per problemi di relazioni nella famiglia; il 7% per maltrattamenti e incuria; il 6% per problemi sanitari di uno o entrambi i genitori. Secondo l’indagine ministeriale se si confrontano le informazioni sul motivo principale che ha condotto alla decisione di adottare una misura di protezione, si scopre che i motivi rimandano in maniera prevalente a situazioni di povertà materiale, innanzitutto economica (44%), ma anche abitativa (24%). Le difficoltà relazionali disfunzionali con la famiglia di origine costituiscono poi il secondo motivo (32%), cui seguono problemi lavorativi di uno o entrambi i genitori (19%), maltrattamento e incuria del minore (18%). Le risultanze confermano le stime che riportiamo da anni: delle politiche di assistenza mirate ed efficaci potrebbero impedire l’allontanamento dalla famiglia della maggior parte dei bambini. Forse però chi potrebbe risolvere il problema preferisce tutelare e promuovere le strutture e il sistema assistenziale e non certamente le famiglie e i bambini trentini.

Gabriella Maffioletti
consigliere comunale di Trento e delegata di Adiantum per il Trentino

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