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Dal Concorde alla Concordia passando per i tunnel alpini

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Trento, 16 gennaio 2012. - Non ho la vocazione del catastrofista, ma non intendo nemmeno continuare a tenere la testa nel sacco nel quale mi sento ficcato dai governi e dalla stampa non solo italiani. Qualunquista? Magari! Provo a spiegarmi partendo da un punto qualsiasi, come ad es., da Neil Armstrong che per primo mise piede sulla Luna. Qualcuno capì che sarebbe stato velleitario ed inutile continuare con l’Uomo in giro per l’Universo: per la conoscenza bastano i satelliti esplorativi e passi per la stazione orbitale che servirà per ulteriori conoscenze.

Ci volle la tragedia del supersonico Concorde per capire che era inutile risparmiare alcune ore sulla trasvolata normale a costi sopportabili, ma Francia e Gran Bretagna non vollero imparare e si buttarono nella costruzione del tunnel sotto la Manica. Per arrivare prima sopportano costi di gestione enormi e tempi per i controlli di sicurezza che vanificano tutto. Si tace perché ci sono i finanziamenti di un’Europa che vuole dimostrare qualcosa al mondo; gli stessi finanziamenti che sconquassano le Alpi con i tunnel della TAV per risparmiare qualche ora, in un tragico crescendo wagneriano che si chiamano ponte sullo Stretto di Messina o tunnel del Brennero.
Per inciso, visto che qui il Trentino c’entra direttamente, ricordo quanto mi disse un disincantato ingegnere esperto in gallerie: “Il problema non è la capacità di costruire due-tre canne da 56 km, si può fare (più facile che andare sulla Luna), ma è la gestione a regime che lo rende improponibile; per una risaputa legge fisica, ogni tot km nel ventre della montagna aumenta di un tot la temperatura, fino a 40-50°C, t° che va abbassata con refrigeratori potenti; poi ci saranno potenti aspiratori della colonna d’aria che il treno si troverà davanti, sempre per via di un’altra maledetta legge fisica, con camini d’aspirazione che sbucheranno nel bosco; poi c’è il problema dei viaggiatori che male sopporteranno i controlli preventivi dei bagagli ed i 56 km nel tubo per cui opteranno per la vecchia linea panoramica, così si pensa di riservare il tubo alle merci che arriveranno prima delle persone; senza dire che, fuori dal tunnel, si fermerà il tutto in attesa della quadruplicazione della tratta Fortezza – Verona. Roba da dilettanti allo sbaraglio.
Come dilettanti sciagurati sono coloro che autorizzano le grandi navi ad avvicinarsi sotto costa: la Concordia è solo la punta dell’iceberg che fa suonare forte la campana d’allarme per Venezia. 2000 grandi navi incrociano annualmente a poche decine di metri da San Marco spostando masse d’acqua che mettono a nudo i pali di fondazione su cui poggia la città. Palazzo Ducale è in … restauro ed i veneziani dicono che per salvarlo bisognerà smontarlo pezzo per pezzo, rifare le fondazioni e ricostruirlo. Maestranze cercansi. Il resto lo fa, o non lo fa, il Mose.
Direte: non si può andar giù così, con l’accetta! Mah. Guardandomi in giro e leggendo ciò che pure si trova già scritto, gli spunti di riflessione non mancano. L’antropologa Ida Magli, relegata da certa intellighenzia nella sua facoltà romana, scrive da anni contro una certa Europa (imposta e non condivisa) e contro un certo capitalismo becero, mentre oggi, sotto i colpi delle agenzie di rating, scopriamo dalla stampa economica che 147 multinazionali nord americane detengono il 40% di tutti i beni e che questo clan impenetrabile fa il bello e brutto tempo lasciando un po’ d’ossigeno al resto del mondo. Bontà loro.
Per Ida Magli a dirigere il tutto sarebbe la Massoneria. Sob! Fa analisi storiche dalle origini ai giorni nostri collegando fatti e situazioni difficili da contestare. Infatti, non è mai stata smentita, solo relegata.
In definitiva, pur facendo la dovuta tara a tutto ciò, la situazione economico-finanziaria e la tragedia della Concordia, da sole, dovrebbero perlomeno imporci un fermo macchina momentaneo per resettare il tutto. Accontentandoci, magari, di andare in Sicilia senza il ponte di Berlusconi &C., a Venezia come siamo sempre andati o a Monaco senza il tunnel di Dellai-Durnwalder &C. De-globalizzazione e ripristino, credo, siano anche questo.
PS: che c’entra tutto questo con il vino? Io mi sono fatto un’idea, ma non la voglio imporre a nessuno. Come sempre, mi accontento che se ne parli.

 

Angelo Massarello

da Trentinowineblog

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