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Il denaro: ‘sterco del demonio’

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Lo sterco del diavoloTrento, 11 agosto 2013. - di Umberto Servadei

Prendo a prestito il titolo di un libro di Massimo Fini che tratta della storia del denaro dalla sua origine alla sua attuale primazia nei pensieri umani per alcune considerazioni. La mia generazione (nato nel 1940) non era abituata ad essere coinvolta nel denaro perché le decisioni erano dei genitori, prevalentemente i padri, che poco informavano o coinvolgevano i figli nella gestione della famiglia, nell'amministrazione o la consistenza del patrimonio.

Questa prima distinzione con i giovani e le famiglie successive è uno degli elementi che caratterizza forse un certo maggiore distacco dal denaro come ossessione e riferimento continuo nei pensieri e nelle scelte.

Ora il denaro è riferimento per le scelte di vita, giudizio di merito su uomini e cose, ossessione quotidiana di conquista o bisogno, conversazione continua sulle opportunità e sulle attese, desiderio primario nel vedere una stella cadente, causa ed effetto di azioni e reazioni, priorità di giudizio sul tempo libero e sull'impegno lavorativo, obiettivo da difendere da aggressioni o speculazioni, obiettivo da conquistare con aggressioni e speculazioni, sicurezza di se e verso gli altri ecc.ecc.

Quando si verifica questa spinta ossessiva e questa brutale priorità rispetto a valori diversi quali amicizia, amore, solidarietà, ricerca del bello, esercizio sportivo e slancio verso la natura?

Secondo me, nei momenti di sviluppo e crescita della ricchezza nella società e nei momenti di crisi violenta e di bisogno.

Quando la coda per la distribuzione gratuita del pane, pasta, frutta e verdura gratuiti al "Pane Quotidiano" di Milano raggiunge i 2,5 Km. in pieno agosto il dialogo e lo scopo di tutti quelli che compongono tale coda non può essere altro che il denaro, come soluzione impellente di vita.

Quando il boom economico ci consentiva di comprare (spinti anche da un modello sociale deviante) in pochi anni quello che i nostri genitori non avevano o avevano ottenuto dopo una vita di lavoro, con la possibilità di fare non uno,ma tre lavori il denaro era la misura del successo e l'emulazione al possesso era scopo primario di una intera società.

Oggi siamo collocati certamente più nella versione del "Pane quotidiano", ma sorprende constatare che il fenomeno della conquista del cuore e dei pensieri da parte dello "sterco del demonio" non si limita all'oggettiva criticità di una fascia (alta purtroppo) della popolazione,ma dilaga ad ogni livello sociale; persone con un paio di case di proprietà,tre o quattro automobili ecc.ecc. pensano al dio denaro con amore e dedizione ponendolo senza alcun dubbio al vertice dei propri pensieri.

La tristezza sta nel fatto che, dato il cambiamento di trasparenza nella famiglia e il positivo coinvolgimento dei figli, automaticamente si trasferisce questa priorità interiore e questo sentimento di scelta e di accanimento alla generazione successiva in una spirale che giustifica il termine di "demoniaca"con la conseguente defecazione dello "sterco del demonio".

Non può valere la pena una piccola riflessione individuale e di collettiva auto-analisi per avviare una rimozione di questa priorità ossessiva,che non vuol dire ignorare o non dare alcun valore, con quella che è stata definita ed ironizzata come la "felice" decrescita sociale.

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