Mer11252020

Last update12:35:38

Back Home News Trentino Libero Lettere dei Lettori Il «caso» Palamara

Il «caso» Palamara

  • PDF
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

Trento, 25 maggio 2020. - di Gabriella Maffioletti*

Gentile Direttore, ampia, ma non tanto ampia quanto si sarebbe potuto (e dovuto) pensare, è stata l'eco scatenata negli ultimi giorni dalle notizie giunte dal fronte del vertice dell'Associazione Nazionale Magistrati, che ha perduto per dimissioni il presidente Luca Poniz (nella foto) e il segretario Giuliano Caputo.

Conseguenza immediata della diaspora delle correnti cui i due appartengono, quasi scontato risulta ormai lo scioglimento dell'Associazione medesima.

Le intercettazioni riguardanti l'ex Presidente dell'Anm, Luca Palamara, hanno rivelato come non solo si procedesse con spartizioni correntizie all'attribuzione di incarichi nel Consiglio Superiore della Magistratura, ma si puntasse a vessare coloro che appartenevano ad una certa fazione politica, in ispecie il centro-destra.

In tanti dopo il "polverone" hanno sottolineato l'incredibile silenzio del M5S e del Pd, che ancora si celano dietro un sepolcrale silenzio! Noi sinceramente crediamo sia opportuno fare luce sui "mandanti" cioè su coloro che hanno dato l'ordine alle toghe di "silenziare" Salvini. D'altro canto il metodo della "gambizzazione" per togliere di mezzo politici scomodi è una prassi molto nota in Italia. Ma che la Magistratura debba essere Organo terzo ed indipendente è una questione prioritaria per la garanzia del rispetto della sfera dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e la magistratura inquirente non può essere pilotata nel giudizio a seconda delle sue appartenze di area politica!

Su questo punto c'è molto su cui dissertare. Innanzitutto non ci sembra neanche lontanamente normale che i magistrati si dividano in correnti. Ma quali correnti? Se devo applicare la legge, devo essere al di sopra e al di là di qualsiasi partigianeria. Non è ovvio? Eppure in Italia da decenni la cosa viene accettata come nulla fosse, quasi che questo Paese sia abituato a istituzioni da circo, soggette a operazioni da "mercato delle vacche". E poi, una certa parte politica (le cosidette "toghe rosse" che decidono di attaccare l'avversario facendo ricorso all'uso della giustizia sommaria è vezzo assai consueto.

Eppure di una riforma sostanziale della giustizia dando più centralità alla difesa e separando i ruoli tra magistratura inquirente e magistratura giudicante, per soddisfare l'esigenza della certezza del reato, del processo e della pena e di andare veramente incontro alla formulazione piena dell'art.111 della Costituzione, che prevede che il giudice debba essere terzo ed imparziale lo aveva chiesto il nostro Premier ancora nel 2001 ma da allora della riforma se ne parla sempre a slogan e a progetti "saldo e stralcio".

Quello che di certo possiamo dire, è che i cittadini italiani chiedano e meritino una giustizia equa, imparziale, veloce e che dia garanzie certe. Impersonata da magistrati di specchiata onestà e scevri da ogni genere di vile mercanteggio di cariche più o meno onorifiche e più o meno ben remunerate.

Null'altro che l'applicazione rigorosa della legge e il senso del servizio alla nazione devono essere i motori che spingono le persone che ricoprono tale incarico. Uno sguardo indietro alla storia d'Italia ci insegna che probabilmente ciò non sia mai avvenuto, ma proprio per questo dobbiamo sforzarci tutti, affinché il malcostume e la simonia dei ruoli di comando vengano cancellati definitivamente.

Chi ha dovuto provare sulla propria pelle l'essere coinvolto in procedimenti giudiziari, sa quanto la paura e il dubbio dell'incertezza avvincano in maniera totalizzante coloro che si trovano in attesa di giudizio. Non è pensabile che logiche di parte, o peggio ancora stimoli di bandiera risultino il movente di decisioni sbagliate e ingiuste, e di condanne che gridano vendetta.
Solamente quando i criteri del merito, della capacità, dell'equilibrio ma soprattutto dell'onestà, morale quanto intellettuale, saranno gli unici metri in base ai quali effettuare le scelte di chi deve ricoprire determinati ruoli, si potrà pensare che la gente torni a credere nella giustizia, ad avere piena fiducia nel compito e nel valore dei magistrati, a potersi sentire completamente garantita.

Il caso delle intercettazioni e dell'indagine della Procura di Perugia hanno scoperchiato un vaso di Pandora che molti di noi sapevano pieno di nefandezze. Il mal costume dilagante della corruzione ha del resto macchiato e avvilito quasi ogni settore della nostra vita sociale.

La vera e propria "mafia giudiziaria" ha fatto cadere Governi, ha condannato innocenti, ha deciso e stroncato carriere. Il tema della giustizia e' una impellente questione morale cui le coscienze si accendono, chiedendoci di denunciare a piena voce l'intollerabile stato di "malaffare" in cui l'Italia dei tribunali si trova, e non solo da oggi.

*Vice coordinatrice di Forza Italia

Il «caso» Palamara

Chi è online

 201 visitatori online