Che si celebri bene e con appropriata solennità questo Centenario del Milite Ignoto

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Monselice, 5 settembre 2021. – di Adalberto de' Bartolomeis

Egregio Direttore, "Degno segno di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria".

Queste sono le parole con le quali fu concessa la medaglia d'oro al valore militare al Milite Ignoto. Il 4 novembre 1921 una colossale celebrazione di vera unità nazionale vide tumulare le spoglie mortali che furono scelte tra 11 bare, di un soldato disperso e non riconosciuto, presso il Monumento il Vittoriano, chiamato anche Altare della Patria, a Roma.

Su idea del generale Giulio Douhet partì il progetto di onorare una salma sconosciuta in Italia, come altrettanto fecero diverse Nazioni, terminate le ostilità della 1^ Guerra mondiale. Nel 1920 iniziò il percorso che si attuò con l'approvazione di un'apposita legge del Senato del Regno nel 1921. Venne istituita una commissione per conto del Ministero della Guerra che, dall'Adamello, all'Isonzo, fino a raggiungere il mare, coprendo tutti i luoghi del conflitto sul fronte italiano, ma che fu anche austriaco come territori oltre confine, con l'entrata in guerra nel 1915, doveva scegliere 11 salme, comprendendo un marinaio ed un aviatore.

Ciascuna di quelle che trovarono come resti mortali furono composte in 11 bare di legno e collocate, allineate, all'interno della basilica romana di Aquileia il 28 ottobre 1921, dove già esisteva il primo cimitero di guerra italiano a cui, ancora oggi, è possibile leggere le lapidi e le tombe dei primissimi caduti tumulati immediatamente allo scoppio del conflitto, il 24 maggio 1915.

Venne disposto di procedere alla scelta di una salma tra le 11 e fu deciso che la madre di un sottotenente italiano, Antonio Bergamas, fuggito dall'arruolamento austriaco, ma ucciso nel 1916 e non più ritrovato nel luogo di sepoltura, a causa di un violento bombardamento di artiglieria, doveva, simbolicamente indicare, a scelta, una bara, come se fosse quella del figlio.

La donna si chiamava Maria Bergamas ed era di Gradisca d'Isonzo e così decise di scegliere una bara a caso; le altre dieci furono tumulate nel cimitero di guerra che circonda la basilica romanica. Per conto del Regio Esercito, il Genio Ferrovieri, fu allestito un treno speciale che assomigliava ad un lungo e grosso catafalco per quanto furono stesi sui vagoni enormi drappi di bandiere, labari, corone di alloro e molti furono i militari, reduci di guerra, invalidi e naturalmente lei, la signora Bergamas che vi salirono e sempre lei, la donna si pose di fianco al feretro a fianco e andarono a Roma.

Il convoglio ferroviario transitò per tutte le stazioni che esistevano nella tratta di percorrenza, da Aquileia, linea Venezia, Padova, Bologna, Firenze, Roma, quasi a passo d'uomo, in modo che un cordone umano immane di folla stipata fino ai fianchi dei binari potesse vedere bene il treno passare, così da onorarlo come fece, in silenzio composto, rotto solo in alcuni tratti con squilli di tromba e fanfare che suonavano l'inno funebre e la Marcia Reale.

Esiste un inedito documentario dell'epoca, fatto anche rivedere, di recente, a spezzoni, da Rai Storia, che rende molto bene il significato e la consapevolezza di come fosse sentito sacro quell'evento, tanto da ritenere che fu quasi un'intera Nazione che partecipò a quell'evento, per il sacro Valore che gli venne attribuito.

Partì il 29 novembre 1921 e giunse a Roma il 2 novembre. Iniziò una cerimonia militare che ebbe una solennità quasi universale. La cerimonia si concluse il giorno 4 e tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove, delle madri dei Caduti, con il Re in testa e le bandiere di tutti i reggimenti si adunarono intorno al feretro del Milite Ignoto, dove un gruppo di decorati di medaglia d'oro celebrarono la messa di Stato, prima, presso Santa Maria degli Angeli, per poi dare ultimo seguito alla celebrazione, conferendo la medaglia d'oro alla memoria al Milite Ignoto, tumulando la bara sul sacello dell'Altare della Patria, in occasione della giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Tale giornata venne istituita il 4 novembre 1919, anche se la stessa Festa che fu chiamata della Vittoria fu sancita a Villa Giusti, dopo l'Armistizio del 3 novembre 1918, il giorno 4. Fino al 1976, il 4 novembre è stato un giorno festivo.

Dal 1977, in pieno clima di "austerity", a causa della riforma del calendario delle festività nazionali introdotta con la legge n° 54 del 5 marzo 1977, la ricorrenza è stata resa "festa mobile", con le celebrazioni che hanno luogo, ancora oggi, alla prima domenica di novembre.

Benché quell'atto celebrativo, il 4 novembre 1921, fosse sacro vincolo di voler rispettare l'unica vittoria risorgimentale che prese il nome di quarta guerra d'indipendenza, rendendo ancora più solenne la data del 4 novembre 1918, nel tempo perse di significato, ma senza mai scomparire del tutto.

Pertanto, poiché quest'anno ricorre il centesimo anniversario di quell'evento e l'intenzione è volta a volerlo onorare, proprio come fecero 100 anni fa, al Vittoriano, il quale rappresenta, altresì, il principale riferimento museale della Storia d'Italia di tutte le guerre, ma perché mai allora le massime autorità dello Stato non approfittino nel saper cogliere, quale occasione migliore nel volere ripristinare ciò che da ben 44 anni non c'è più: la semplice ricorrenza del 4 novembre?

Mi sembra che verrà allestito un altro treno speciale, che ripercorrerà, naturalmente, nel significato simbolico, sempre a cura dell'Arma del Genio Ferrovieri dell'Esercito ed in collaborazione con la sua Associazione nazionale, volendo rievocare questo centenario.

Lo farà "risorgere" e allora io dico: al fine di evitare il rischio di un'inutile retorica che, peraltro, di questi tempi molto particolari stanno coinvolgendo l'intera collettività in tutt'altre situazioni, che probabilmente renderebbero facilmente distante l'opinione pubblica a questa ricorrenza, quale occasione migliore potrebbe diventare il semplice ripristino della festività del 4 novembre, coincidente con la giornata dell'Unità Nazionale? Io penso che al fine di non rischiare nel finire nel dare un risultato, pure, infantile a questa prossima celebrazione di simile portata rievocativa, storica, rendendola monca, per sicura mancanza di tale riconoscimento, perché la politica ha voluto insabbiarlo, in quanto condizionata e sollecitata da altro tipo di realtà sociali, totalmente mancanti di sentimenti verso quello che fu un richiamo unitario, di cui siamo soltanto eredi di una sua visione completamente distorta, invito la massima autorità dello Stato, il Parlamento ed il governo a rifletterci sopra.

C'è ancora tempo!

(nella foto a destra 4 novembre 1921 le spoglie del Milite Ignoto nel sacello dell'Altare della Patria, poi la guardia d'onore)

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