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Il limite della legge a doppio turno

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Trento, 10 ottobre 2021. - di Giannantonio Radice

Egregio Direttore, non esiste la legge elettorale perfetta, quella che assicuri ai diversi portatori di idee, programmi e ideologie alternative una adeguata rappresentanza nell'amministrazione della "cosa"pubblica. Si sono proposti numerosi schemi ma sempre hanno rivelato, alla luce dei fatti, i loro più o me evidenti limiti.

Tale fenomeno, però, è stato frutto - purtroppo in troppe occasioni - della perversa volontà dei politici di turno di creare norme che potessero trasformarsi in sostegni favorevoli alla loro causa. Parrebbe che il sistema "maggioritario" riesca di più ad avvicinarsi al modello ideale auspicato ma la perversione, alla quale ho accennato, è riuscita, quando fu introdotto per la prima volta con il Mattarellum nel 1993, ad avvelenare i pozzi introducendo una quota proporzionale (che poteva certamente andare bene) assegnata nella misura esagerata del 25% con le conseguenze di govenance (alle quali è doveroso ricordare se ne aggiunsero altre di diverso tipo) difficili se non impossibili già in partenza.

È, da tempo, opinione comune che l'alternativo sistema elettorale "a doppio turno " sia quello che più si avvicina alla promozione e alla realizzazione del processo democratico in quanto da una parte apre la competizione a chiunque voglia partecipare e dall'altra trova la sua sintesi in un eventuale seconda definitiva sfida a chi ottiene più voti. Una modalità dunque molto semplice.

Pur nutrendo più simpatie per un sistema maggioritario ma con attribuzione di quota al proporzionale in percentuale molto minore rispetto a quella a suo tempo riservata e con soglia di sbarramento robusto, ritengo il doppio turno un'ottima alternativa che, come abbiamo verificato, funziona bene a livello comunale tant'è che da molte parti è auspicato anche per le consultazioni nazionali.

Ciò tuttavia non toglie che anche questa forma presenti un limite che dovrebbe essere in qualche modo corretto e superato. Mi riferisco al mancato riconoscimento di un "bonus" elettorale che dovrebbe essere riservato alla parte che ha, al primo turno, ottenuto numericamente il maggior consenso. Attualmente invece la prima tornata elettorale serve solo a stabilire i due competitor. Sono poi i successivi accordi che intervengono con le varie parti bocciate, a determinare, spesso, nuove maggioranze modificando nella sostanza la volontà di una, se pur relativa,maggioranza. I nuovi accorpamenti fra fazioni che con disarmante disinvoltura passano dalle più becere offese e insulti a improbabili dichiarazioni d'affetto se non d'amore, riescono solo ad aumentare frustrazione e stress in chi vincente al primo confronto risulta poi perdente al secondo.

Il problema dunque investe qualsiasi schieramento per cui, entro i confini condivisibili e corretti di questa forma elettorale, sarebbe opportuno introdurre un correttivo che premi in qualche modo(ad esempio attribuendogli in partenza una percentuale-premio) chi ha riscosso il maggior consenso. Questo auspicabile miglioramento, ripeto, conveniente e utile e per tutti alla bisogna, non farebbe che aumentare quello spirito di democraticità da tutti desiderato.

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