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La nostalgia di gente perduta

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Claudio Taverna3Trento, 1 agosto 2013. – di Claudio Taverna

Macché "giornata di giustizia popolare", il 30 luglio 1970 è stata una giornata drammaticamente vissuta a Trento, dove lo Stato e la legge vergognosamente abdicarono di fronte alla prepotenza e alla sopraffazione di una canea ululante, nostalgica di altra giustizia, ovviamente quella "partigiana", "triangolo della morte" compreso.

Intervistato da NBC, nei giorni scorsi, ebbi a dire che Giuseppe Raspadori, accostando quel 30 luglio al quello berlusconiano, ( Il "30 luglio della "gogna" missina" ospitato da Trentino), "fosse scampato alla 180 e meriterebbe, senz'altro il ricovero coatto".

Ma è, non già il riferimento alle vicende giudiziarie di Berlusconi che del resto non mi appassionano, o la descrizione del contesto storico della vicenda che mi interessa. Mi interessa, invece, e molto, ristabilire la verità di quella giornata. Verità "consacrata", dopo un iter giudiziario lunghissimo e travagliato, dalla Corte di Appello di Venezia, con la sentenza n. 981 del 26 maggio 1982, che ritenne colpevoli del reato di sequestro di persona aggravato e continuato, condannandoli, tuttavia ad una pena mitissima, Giuseppe Mattei, Orlando Galas ( sindacalisti della triplice) e altri 38 imputati.

Ma c'è un'altra verità, quella politica. Come ebbi modo di replicare ad Alessandro Franceschini, tempo fa, costoro oggi, come allora, nostalgici di tempi perduti, sono incapaci di comprendere come sia possibile che tanti lavoratori nutrissero simpatia verso il sindacato di destra. E costoro, ieri, fecero di tutto per impedire, come di fatto impedirono, l'assemblea sindacale della Cisnal, i cui sindacalisti, me compreso, erano già all'interno dello stabilimento di Spini di Gardolo per parlare agli operai, evento che avrebbe potuto cambiare la storia delle relazioni industriali in Trentino.

Gli scontri avvennero al di fuori dei cancelli della fabbrica, provocati da un manipolo di facinorosi studenti della "rivoluzionaria" facoltà di sociologia, che si fecero interpreti e portatori del verbo marxista - leninista, alla faccia della libertà e della democrazia, mentre la loro parola d'ordine "Punire uno per educare cento" era scientificamente e sistematicamente praticata. Altro che vile aggressione, come si cerca ora, come allora, di accreditare, verso gli operai.

La Cisnal aveva indetto un'assemblea sindacale, secondo quanto previsto dallo statuto dei lavoratori, da qualche settimana in vigore. Intendeva esercitare, cioè, un suo legittimo, sacrosanto, diritto, ribadito dalla sentenza del pretore di Trento, diventato immediatamente per questi "apostoli della libertà" "giudice fascista" e "servo dei padroni", perché la Ignis ne aveva negato l'autorizzazione, sotto il ricatto della triplice, mossa soprattutto da interessi di mera concorrenza sindacale.

Questa, dunque, la verità alla faccia della nostalgia delle gente perduta.

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