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UMBERTO SERVADEITrento, 8 agosto 2013. - di Umberto Servadei

Dopo il mio ritorno nel Trentino, dal 9 luglio ho iniziato a ricollaborare con Claudio Taverna e Trentino Libero, il quotidiano on-line che dirige, scrivendo alcuni articoli che riflettono i pensieri e le riflessioni maturate negli anni. Sembrano pensieri sparsi, ma in modo molto spontanei e a posteriori, aggregandoli in un link logico, potrebbero rappresentare un programma politico, sociale ed umano forse significativo.

Ci provo: - il "cambiamento" sottolineava la necessità di pianificare a lungo termine un "rinnovamento" etico e sociale.

- l'  "integrazione" chiamava "opportunità" e l'arrivo dei diversi propugnando una capacità organizzativa e politica di amalgamare ed integrare;

- la "missione" ricordava che lo smarrimento sociale ed etico attuale è dovuto alla perdita di identità e di coscienza sulla missione "individuale" all'interno del sistema;

- la "successione" metteva in evidenza che si rende indispensabile preparare "chi" viene poi per garantire continuità alle imprese, alla politica e ad ogni brancha dello scibile;

- il "futuro" cercava di dimostrare che l'umanità vive nel futuro, usando le esperienze del passato, incapace logicamente e geneticamente di vivere nel presente se non, talvolta, in termini di piccoli egoismi.

Il programma politico, sociale ed umano che può essere letto, spero, all'interno dei citati pensieri fa perno sul "cambiamento" che significa non ripetere il solito ritornello per cui domani mattina, fermi i legami, le commistioni, la società nella sua cultura e nella sua organizzazione "per miracolo" cambiano le cose, ma:  ricordare la "missione" delle principali categorie sociali scolpendone sulla pietra le regole e il contenuto;  impegnarsi a formare e delegare le generazioni future, preparandole culturalmente in una logica innovativa rispetto al deterioramento attuale, al limite ripescando un passato lontano, ma grandioso che i grandi filosofi greci seppero tracciare e che la grande cultura classica romana divulgò.

Utilizzare la "risorsa" dell'integrazione, non necessariamente con uno specifico popolo, ma in generale, per dare nuova linfa sociale all'Europa ripetitiva; pensare al futuro lontano con iniziative, progetti, piani di lungo respiro, ma di profondo contenuto.

Capisco benissimo che le urgenze e i problemi del quotidiano, l'egoismo e la forte chiusura nel proprio piccolo (a difesa del poco), la scarsa propensione alla cultura e all'informazione per rassegnazione e indifferenza (soprattutto verso la politica) SEMBRANO così importanti da far ritenere tempo perso qualsiasi azione o fatto privo di immediato riscontro, ma DA SEMPRE, per risalire bisogna trovare e creare una base solida da cui partire,altrimenti si continua a scivolare all'indietro.

Trasformiamo queste "chiacchiere" in una grande riforma della scuola (nei contenuti,non nell'organizzazione amministrativa), coinvolgiamo solo persone nuove, giovani, convinte e potenziate culturalmente, accontentiamoci di avere un seguito relativo, ma garantito nelle persone e nei programmi (non seguiamo il berlusconismo per cui contano solo i sondaggi, i voti e non i contenuti e le persone) raccontiamo e trasferiamo fiducia e credito sulla capacità di essere diversi,più uniti e più equi non solo seguendo il Papa, che pur ce lo sta dicendo, ma nella e colla politica.

Utopia? Forse, ma secondo me ci si può provare.

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