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Con internet cresce il volume dell'informazione

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internetTrento, 27 agosto 2013. - di Luigi Mezzi

Ormai da qualche decennio navighiamo, alcuni di noi "a vista", nell'era di internet. La formidabile tecnologia fu inizialmente adoperata dall'apparato militare statunitense per compiere operazioni di spionaggio su vasta scala, fino a quando, un Cristoforo Colombo dei giorni nostri, Bill Gates, non ha avuto l'ardire di renderla fruibile al grande pubblico facendo sì che di questa incredibile scoperta potessero beneficiare i cittadini di New York, così come i berberi del deserto.

Tuttavia, almeno per il momento, la televisione continua ad esercitare la propria supremazia nel mondo dei media, seppur efficacemente contrastata dalla rivoluzione digitale.

La televisione, fin dai suoi albori, è stata capace di dettare mode e stili di vita esercitando un sostanziale predominio nel panorama dell'informazione: già a partire dal 1964, quando non solo molte immagini venivano censurate, ma anche alcune parole ritenute non appropriate o addirittura scandalose, la trasmissione-inchiesta "Specchio Segreto" di Nanni Loy raccontava i vizi e le virtù di noi italiani. Al mezzo televisivo, non avendo ancora dispiegato la sua superba potenzialità ipnotica, spettava comunque una funzione prevalentemente educativa.

La domanda oggi è: considerata la forza persuasiva dei mezzi di comunicazione sugli utenti di qualunque età, specie per i giovani e i giovanissimi, è opportuno addentrarsi con piglio decisamente audace nel nuovo "neorealismo" interattivo? I due aspetti, quello positivo e quello negativo spesso convivono o addirittura si fondono fino a rendere impossibile una distinzione netta.

Si pensi, ad esempio, alla vera e propria rivoluzione copernicana compiuta dalle nuove forme di comunicazione: il videotelefono satellitare largamente usato dalla giornalista di Rai 3 Giovanna Botteri, che durante l'ultima Guerra in Iraq, in tempo reale, ci ha trasmettesso immagini di grande impatto, senza bisogno della troupe televisiva per la registrazione dei servizi.

Gli studiosi si dividono su come (piuttosto che sul se) il messaggio veicolato dalle immagini debba essere trasmesso, e dunque assumere quelle caratteristiche di fruibilità tali da non impressionare l'utenza. Ritengo sia una questione ormai superata. Oggi esiste tutto e la quantità di informazioni è facilmente raggiungibile via internet, oppure attraverso gli svariati canali satellitari che trasmettono in maniera continuativa.

Certo vi sono messaggi, la cui crudezza è fuori discussione (si pensi al caso Larner, all'epoca in cui era direttore del Tg1, che fu costretto a dimettersi per aver mandato in onda immagini particolarmente cruente sulla pedofilia). Servizi che non dovrebbero essere trasmessi nella loro interezza sia perché non cambiano la sostanza della notizia - quindi non garantiscono, solo per il fatto di qualificarsi come "forti", la completezza dell'informazione, né inficiano l'obbiettività della stessa -, sia perché molto spesso sono proprio i bambini, grazie alla loro innata curiosità, ad "intercettarli". E i bambini, come acclarato dalla scienza pedagogica, fino all'età adolescenziale non posseggono ancora gli strumenti che gli consentano di collocare quelle esperienze nella giusta dimensione cognitiva. Altrimenti tanto varrebbe che, siccome tutto è consentito, facessero le esperienze degli adulti in tenera età senza vivere le varie, fondamentali tappe della loro esistenza. Fortunatamente abbiamo piena coscienza che ciò non è possibile né auspicabile.

Gli studiosi parlano di "effetto Dracula" per spiegare che le immagini televisive in particolare hanno un tale potere da suggestionare l'utente, a qualunque fascia d'età esso appartenga. Ciò vale a maggior ragione per internet. D'altro canto l'informazione non può essere "imbrigliata" in alcun modo, poiché il diritto-dovere del giornalista di rendere pubbliche le notizie è sacrosanto e non può essere censurato con facilità. La visibilità nello spazio pubblico è diventata ormai una risorsa vitale; non può esistere infatti democrazia, senza una libera circolazione di opinioni, di giudizi, di immagini, di informazioni. Questa è la caratteristica che accomuna tutte le democrazie contemporanee che degli spazi riservati all'informazione hanno il predominio, con ricadute immediate sull'opinione pubblica.

La tv, internet, i mezzi di comunicazione in genere, proprio come ai tempi di Nanni Loy, rappresentano lo specchio dei tempi; si giudica, si discute dentro i contenitori televisivi gestiti da giornalisti e conduttori, si costruiscono giudizi sostanziali su fatti virtuali rimbalzati dal web che comunque attingono dalla realtà. Anche i giornalisti televisivi più recalcitranti, un tempo refrattari alle novità "non istituzionali", inseguomo la rete con discutibili risultati usando le nuove tecnologie per accorciare le distanze con il pubblico di riferimento.

Indubbiamente, grazie a internet cresce il volume dell'informazione, che si fa nel contempo più semplice e accattivante; cresce la quota della cittadinanza interattiva. E quindi sembrerebbe che la società abbia tutto da guadagnare. Enormi perciò sono le potenzialità contenute nelle nuove tecniche comunicative, ma è anche vero che spesso si finisce per creare rapporti virtuali, oppure nuove tendenze delle quali potremmo fare tranquillamente a meno poiché non mettono l'uomo al centro del cambiamento ma lo usano come strumento invisibile.

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