Viaggio nella sanità trentina

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Trento, 29 aprile 2012. - La sanità trentina costa al contribuente qualcosa come 2 miliardi di euro, circa 4 mila miliardi di vecchie lire, una bella fetta del bilancio provinciale. Trentino Libero proporrà una serie di approfondimenti. L'obiettivo? Farci l'idea della qualità della nostra sanità e se la spesa investita sia utilizzata al meglio. Tuttavia, ciò che ci interessa è verificare se disponiamo di servizi sanitari all'altezza e se ci sono margini di miglioramento. Un invito pertanto ad inviarci notizie ed informazioni, quelle che di solito non si leggono sui giornali e noi le racconteremo.

Più volte, in passato, abbiamo scritto di questioni sanitarie: ci siamo occupati del Trimprob, strumento diagnostico dal costo sicuramente basso, inventato dal fisico prof. Clarbruno Vedruccio, e qui in Trentino assolutamente sconosciuto. Oppure, recentemente, abbiamo dato notizia dell'interrogazione del consigliere Claudio Civettini che solleva molte perplessità sul erigendo Centro di protonterapia.

Oggi, ci occupiamo, del "robot da vinci", voluto dalla Provincia autonoma, e utilizzato come una sorta di segnale – così si è espresso un alto funzionario dell'assessorato alla salute - per far sapere che si punta alla modernizzazione della sanità trentina, investendo non pochi soldi sulla chirurgia robotica che altro non è che l'alternativa sia alla laparotomia tradizionale che alla laparoscopica convenzionale. Il costo dell'operazione – come si sa – supera i due milioni e mezzo di euro.

La stampa ha accolto con grande entusiasmo la dimostrazione sul campo. Una ventina di operatori dell'informazione hanno avuto accesso alla sala operatoria (ma la profilassi?!?) e hanno potuto vedere all'opera il "chirurgo robotico".

Tuttavia, non mancano le esortazioni alla prudenza. Esemplare l'articolo del Corriere della Sera "Come e quando il robot aiuta il chirurgo". Allora ci si rende conto dei costi esorbitanti della chirurgia "robotica", non solo iniziali, ma anche di gestione, a cui non corrispondono in realtà dati certi, sul fatto che sia meglio della mini-invasiva tradizionale. Inoltre, sarebbe interessante sapere se i chirurghi del Santa Chiara siano stati adeguatamente preparati, con corsi o stage in robotica (in letteratura ci vogliono almeno 25 interventi per usare bene il robot). Altra domanda interessante e sicuramente provocatoria, ma solo per escludere l'ipotesi, se i pazienti del Santa Chiara non servano per acquisire la sufficiente professionalità operativa con la nuova macchina. Infine, è assicurato il completo consenso informato a chi sarà sottoposto ad interventi di chirurgia robotica?

Forse sarebbe opportuno, per ragioni di trasparenza, dopo lo spot del gennaio scorso, che l'Azienda provinciale per i servizi sanitari fornisca una casistica sull'utilizzo del "robot da vinci".

Claudio Taverna

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