Spot dell'Agenzia delle Entrate: scovati insegnanti che danno lezioni in nero

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Roma, 29 aprile 2012. - Veramente? Questo è clamoroso nessuno lo sapeva e lo poteva immaginare! Sono spot da regime non certo da repubblica democratica, nemmeno degni di uno stato di diritto. Si dovrebbe rabbrividire sentendo questi spot dell'Agenzia delle Entrate o la consueta apologia di Equitalia. Questo genere di evasione se così la possiamo definire è generata da una semplice problematica burocratica, ovvero, il fatto che le prestazioni occasionali sono limitate non solo dal massimale di 5000 euro/anno, ma anche nel tempo in massimo di 30 giorni/anno.

 

Ecco dunque che un insegnate, ma anche uno studente universitario che si trovasse a dare occasionalmente qualche lezione privata dovrebbe aprire una partita IVA e pagare onerosi contributi INPS che superano di fatto addirittura il guadagno che possa derivare dalle lezioni stesse, non rimane dunque che il nero. Soluzione che non crea nemmeno problemi di eventuali richieste di ricevute visto che le stesse anche se rilasciate in regola non sono deducibili. E assurdo, ma è così puoi scaricare le spese veterinarie per l'animaletto domestico, la palestra del figlio, ma le ripetizioni no, non le puoi scaricare.

Il problema non riguarda solo il mondo delle lezioni private, ma ogni settore dal tecnologico Adsense di Google utilizzato da molti blogger per pagarsi le spese di mantenimento spesso del proprio blog, ai programmatori che mettono online proprie applicazioni, fino allo sfruttamento dei diritti d'autore di libro. Situazioni che spesso si complicano in quanto le imprese che offrono i compensi sono statunitensi o di altri paesi.

Non voglio annoiare troppo con queste problematiche che derivano dal mancato adeguamento delle nostre normative a un mondo globalizzato anche perché è materia complessa nella quale ancora oggi non esiste una chiara indicazione per operare nel rispetto delle leggi italiane.

Prendiamo un esempio che molti possono conoscere: se si necessita di una persona per pulire casa o dare una mano nelle faccende domestiche, un paio di volte la settimana per un massimo di sedici ore mese, non esiste in Italia nessuna possibilità di metterla in regola. Il motivo è semplice, malgrado non vengono raggiunti i 5000 euro/anno oltre i quali scatta l'obbligo di partita IVA tale prestazione lavorativa non può essere considerata una prestazione occasionale. Certo si potrebbe ovviare rivolgendosi a un'impresa di pulizie, ma se voglio che sia una persona fidata e di conoscenza, non rimane che il nero.

Si tratta di piccole cifre, certo, ma sommate fanno un volume di sommerso molto elevato. Tutto però deriva dall'impossibilità di svolgere queste attività in regola, eppure sarebbe semplicissimo basterebbe permettere alle persone fisiche, senza che aprano partita IVA di emettere ricevute e denunciare questi piccoli introiti, senza più i limiti dettati dalle prestazioni occasionali e con un sistema identico a quello dei liberi professionisti, con il solo massimale di 10/15.000 euro/anno.

Cosa che permetterebbe uno Start Up molto valido che nel medio periodo porterebbe sicuramente alla nascita di moltissime piccole e medie imprese anche in un periodo di crisi come quella attuale. Dai tecnici al governo mi aspetterei questo genere di riforme, c'è molto da correggere e adeguare per competere nel mercato globale. Nel nostro paese molto nero è dettato da normative assurde e inutilmente  complesse che creano oneri improponibili e soprattutto solo svantaggi. Molta evasione è di fatto un ammortizzatore sociale.

Loris Modena *


* E'  autore di  "L'Ateo Scettico"

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