Mar10262021

Last update03:21:06

Divagazioni

  • PDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Totò RiinaHa diritto ad una morte dignitosa, chi ha negato ad altri il diritto di vivere

Verona, 6 giugno 2017. - di Sergio Stancanelli

Riina sta male, la Cassazione è favorevole alla sua scarcerazione. Ha diritto ad una morte dignitosa. Un po' di pietà, vivaddio. Quanto meno la stessa da lui dispiegata verso Falcone e Borsellino. Dico bene? Marco Travaglio, figlio di Indro Montanelli, scriveva su "l'Espresso" (6 dicembre 2012): «Senza carcere a vita la mafia ringrazia».

Nella pagina precedente Roberto Saviano si opponeva all'ergastolo affermando: «L'ergastolo è la resa dello Stato». La resa dello Stato, illustri colleghi, si ebbe quando con una Costituzione pietistica si ripudiò la pena di morte e si sentenziò che la pena deve tendere alla riabilitazione del reo.

La pena deve invece tendere all'eliminazione del reato, ciò che si ottiene eliminando il reo. Gli assassini, soprattutto quelli professionali, vanno giustiziati alle 10 del mattino nella piazza principale. E' l'unico modo efficace per eliminare il male: non quello già fatto, ovviamente, ma quello a venire. L'ergastolo non rimedia al passato e non è d'ostacolo al futuro. La pena di morte evita di poter un giorno trovarsi nell'imbarazzo di dover mettere in libertà, sempre pietisticamente, gli assassini di professione. I quali, dappoiché si risparmiò loro la vita, vanno curati, senza dubbio: ma nel carcere dove stanno e dove devono rimanere, non nella loto abitazione.

Giacché ho in mano questo vecchio settimanale, do un'occhiata ai miei appunti che lo riguardano prima di giubilarlo. «Il leader della CGIL, Susanna Camuso, parla a piazza Montecitorio» recita la didascalia d'una illustrazione per l'articolo "Crolla l'occupazione giovanile" di Tito Boeri. Caro Boeri, in questa Italia sortita dalla Resistenza, crolla tutto, a cominciare dai ponti sulle autostrade: e per quanto riguarda l'occupazione, crolla quella dei giovani come quella degli anziani come quella delle persone di mezza età. E degli uomini come della donne. Trovano lavoro, e guadagnano anche per conto dei morti di fame, i calciatori neri e gli ululatori di qualsiasi colore. Quanto alla leader, parla a quelli che la stanno ad ascoltare, fra i quali non c'è certo la piazza. Vero invece che la comiziante parla in piazza, o se si preferisca nella piazza.

"Il mio posto al sole" è il titolo d'un colloquio a firma Emanuele Coen, che nel testo, citando il libro «Sotto il sole della Toscana», conferma. Dissento: Sole, caro Coen, è nome proprio, e come Sirio o Betelgeuse va scritto maiuscolo. Depongo "l'Espresso" con "Professione acchiappa-cinesi" in cui Sabina Minardi ci informa in merito alla fashion manager Sarah Rutson-Pang, che, accessoriata come una celebrity e onnipresente come una socialite, è il nome più evocato nei fashion business, direttore di uno dei brand più amati, store di superlusso, oltre ad essere un'icona (volevo ben dire) su YouTube e sui blog più modaioli, molla tutto (che finezza) maneggiando brand, s'imbatte in un department store e s'occupa di immagine dello store, sino all'incarico di fashion director. Nell'articolo, ogni tanto all'autrice è sfuggita anche qualche parola in italiano.

Andiamo indietro con "Cadenze", periodico di informazione musicale dell'Accademia filarmonica di Verona (settembre 2010). «La Rai – scrive Enzo Fantin – nel dopoguerra aveva costituito la sue quattro orchestre residenti concorrendo con le loro Stagioni al nascere di un vero ascolto abituale del grande repertorio sinfonico. Bisognava andare oltre e far sì che anche il melomane più inveterato si aprisse ad una sensibilità diversa da quella operistica superando i fanatismi del loggione». Giustissimo. A ciò ha provveduto una ministra incompetente e stolta giubilando tre delle quattro orchestre. In compenso la Rai ci elargisce giochi a quiz idioti dove distribuisce quattrini a palate a destra e a manca. Inclusi i suoi presentatori da mezza tacca. Fa chi può.

Cesare Venturi scrive (anche se non firma) "Due veronesi a Sofia". Uno dei due è il maestro Nicola Guerini, che mi piace citare per reciproca simpatia. Dirige la Sophia Philharmonie, sorella della Bulgarian national Radio symphony e cugina della Macedonian Radio symphonic che proprio oggi ho ascoltato nel disco "35 MM" di Vito Lo Re.

Voltata pagina, «Tutti sono d'accordo che la gioia è bella» si legge con banalità a firma di Esteban Buch a proposito di "La Nona di Beethoven con la Filarmonica ceca". «Ed è vero che l'autore l'allegro ma non troppo, lo scherzo e l'adagio li assorbe nelle prime novanta battute del finale, per meglio dissolverli all'apparizione della Freudenmelodie che precede l'irruzione delle voci.» A mio avviso, non è vero per niente: secondo me, Beethoven cita i primi tre temi perché si rende conto che non han nulla a che vedere con l'ultimo, e cerca in tal modo di creare una continuità. Quando al tema della gioia – oggi assurto ad inno europeo – , io lo trovo di gusto assai basso, buono per una canzonetta, oltre tutto ripiegato su se stesso com'è: non certo per una grande sinfonia, di cui son degni invece i primi tre movimenti. Louis Spohr «dichiarò di non essere mai riuscito a intendere il senso di quel coro senza gusto e mostruoso che intona l'Inno alla gioia dello Schiller». Trascuro gli errori d'ortografia e di grammatica che seguono nell'articolo, perché estranei all'argomento.

Pagina successiva, "Chopin e Schumann, i due grandi geni" ecc. Genii abbisogna di due –i al plurale, altrimenti ha tutt'altro significato. Nella stessa pagina, "Raabe, questa notte o mai più": «Il suo spettacolo segna il ritorno nel teatro Filarmonico». Una volta tanto qualcuno (anonimo) che scrive «nel teatro» e non al teatro.

In settima pagina si legge che «verranno eseguite "Trittico" di Solbiati e "Feria IV" di Donatoni». Capisco che Feria venga creduto femminile perché termina in –a: ma con Trittico come la mettiamo? Enzo Fantin dice male di Karajan e definisce modernissimo il virtuosismo pianistico del "Concerto" per pianoforte di Ciajkovskij (suppongo il n.1). In nona infine, a proposito del libro "Ravel" di Enzo Restagno, «l'autore segue il filo rosso». Chissà che un giorno m'imbatta in chi mi sappia spiegare il perché il filo abbia ad esser sempre rosso. E, scrive il recensore, «parla dei "Valses nobles et sentimentales"». Valse, valzer in francese, è femminile.

"il Venerdì" (30.1.04). Enzo Siciliano ("Strauss e Muti tutto l'anno" ) definisce esaltante la conclusiva "Marcia di Radetzky" nel Concerto di capodanno con i Wiener Philharmoniker. Esaltante per il «pubblico viennese che viene sempre invitato a battere il tempo», un po' meno per gli italiani cui non sarebbe di disdoro ricordare che la marcia fu composta da Johann Strauss padre per celebrare le vittorie del maresciallo su gli italiani a Novara e a Custoza. Non credo che i soldati italiani che in quelle battaglie perdettero la vita, troverebbero esaltanti le battute di tempo da parte di spettatori italiani.

L'arena" di Verona (11.4.97). «E' terminato con diversi minuti di applausi (che notizia! n.d.c.) il concerto di Ornette Colemann svoltosi ieri sera al Teatro Felice di Genova». Il concerto si è svolto nel teatro, teatro è nome comune, il nome del teatro è Carlo Felice.

Rai 1. "Le quattro stagioni" di Rosamunde Pilcher, "La primavera": –Tu hai cercato di parlarci con John? – (sgrammaticatura da bocciatura in 1ª classe elementare, 9.8.13, h 16.10).

Rai 3. Didascalia: «Gerschwin, "Rapsodia in blu"». L'autore si chiama Gershwin, e il titolo della sua famosa composizione è "Rapsodia in blue", cioè con le blue notes. Il colore, blu o azzurro che sia, non c'entra niente (28.5.09).

Ibidem 29.5, didascalia: «Gershwin, "Rapsodia in blu"». Han corretto il nome ma non il titolo.

"Fuori orario, Cose (mai) viste". Didascalia: "Mississipi 25 aprile". Il nome dello Stato – come del fiume – statunitense è Mississippi (notte (4)5.5.10).

"Prima della prima". Opera "I predestinati" di Franz Schreker. Didascalie: «Così dipinsi la vostra figura che si muoveva incontro al sole»; «Mi servono il vostri occhi per il mio quadro...». Sole è nome proprio; vostri occhi è plurale (5.5.10).

"Novità in compact". Presentazione di un per altro interessantissimo cd della Supraphon records che propone la musica da camera di Max Brod, 1884-1978. «... fu a Praga nel Settantaquattro e si dedicò alla diffusione della musica di Dvòrgiak e alla traduzione anche delle opere di Jànacek... di Janàcek...» (anche Dvorgiàk – lo scrivo come si legge, grosso modo – , come Janàcek, vuole l'accento sulla seconda sillaba).

«... A Niccolò Castiglioni scomparso da pochi giorni la Stradivatius dedica un compact disc nell'esecuzione dell'ensemble Contrechamps di Ginevra diretta da Giorgio Bernasconi. Del Castiglioni vi proponiamo "Cantus planus"; l'ensemble Contrechamps è affiancata da Annette Meudinger... ». Salvo innovazioni dell'ultim'ora, ensemble è sostantivo maschile: se il francese non lo conosci, perché non parli in italiano?

Nel film "Disposta a tutto" di Jan Egleson gli sceneggiatori Raymond Hartung e Elisa Bell fanno dire a una ragazza – una giovane, non una vecchia barbogia, – : «La musica è così importante per i bambini... la musica vera, non le porcherie di oggi».

Film "L'alba della libertà": «Nessuno deve vederlo, nessuno deve toccarlo, nessuno deve parlarci» (Cielo 5.1.12, h 22.55).
Pubblicità. «... é preferibile non utilizzare After Bite dopo 12 mesi dall'apertura»: sul collarino di cartone appeso al collo del flacone lenitivo delle punture di insetti (il verbo è vuole l'accento grave).

"Babele", atto unico di Letizia Russo. «Ci parlo io con quella»; «Quante volte ci hai parlato?».

Citazioni citabili. «Migliorare la qualità della vita investendo in arte e cultura». Franco Napolitano, direttore generale CNA Forlì – Cesena.

Ritengo che la cosa più importante della musica sia il modo in cui ne godiamo: mi dà piacere ascoltare la musica classica anche quando sono estremamente stanco o depresso, oppure quando mi succede qualcosa di triste, e nell'insuccesso: il mio cuore e il mio spirito possono sempre fare affidamento sulla musica, nonostante che ciò sia anche il mio lavoro. Si veda la musica come qualcosa non che possa rendere ricchi e famosi, ma che fa riposare il cuore, rappacifica lo spirito e la mente, dà piacere al corpo. Ning Feng

Divagazioni

Chi è online

 177 visitatori online