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Donne a Torino ma in inglese

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Donne a TorinoVerona, 20 luglio 2017. - di Sergio Stancanelli

Mario Biscione, direttore del Mao, che non è un gatto bensì il Museo d'arte orientale di Torino, mi invita all'inaugurazione della mostra "Women in Bali - Bruna Rotunno", a cura di Gigliola Foschi. Ringrazio, e come al solito rispondo che la mia tarda età mi è d'ostacolo al recarmivi, astenendomi dall'aggiungere che però se mi si farà pervenire il Catalogo sarò ugualmente lieto di pubblicare una recensione perché le esperienze precedenti attestano che nulla mi viene inviato e neanche mi si risponde. Voglio però chiedere – conscio che anche a questo non avrò risposta – il perché una mostra – di fotografie, immagino, fatte da un'italiana, esposte in un museo italiano, diretto da un italiano, a cura di un'italiana - , sia titolata in inglese. Neanche è a dire che si tratti della lingua locale, perché Bali fa parte d'uno stato, l'Indonesia, dove gli abitanti – oltre duecento milioni, quattro volte l'Italia – parlano la loro lingua, il malese.

Mentre sto per licenziare questo articolo, da Newsletter palazzo Madama mi viene scodellata la posta. Attenzione, da non perdere, «ultimi posti disponibili, Workshop fotografico», in palazzo Madama a cura dell'Accademia torinese di fotografia. Il testo, che non ci dice se il workshop sia roba da mangiare e che non include un invito per i giornalisti destinatari del messaggio, include invece un errore di grammatica: «Il workshop consente un'uscita insieme a tre docenti». Non è finita: di sèguito abbiamo "Break estivo a palazzo Madama", visita guidata e merenda. Qui l'abbiamo azzeccata: break è roba da mangiare. Ancora: abbiamo "Youth" di Paolo Sorrentino (con tanto di traduzione in italiano, troppa grazia). Prossimamente infine «mostra in Sala atelier» e «mostra Summer school». Ai visitatori in omaggio un dizionario inglese-italiano.

E dalla lingua inglese non in Bali (Indonesia) ma in Torino (Italia), passiamo alla lingua inglese nei titoli degli spettacoli delle televisioni italiane. L'ormai consueta rubrica annovera in questi giorni "Black or white", "The halcyion" e "Superquark" su Raiuno; "Rose wood", "Voyager" e la pubblicità "Lady pants" su Raidue; "Foo fighters – Sonic highwais" su Raicinque; "Everly" e "Transsiberian" su RaiMovie; "Velvet" e la pubblicità "Frintline" su RaiPremium; "Lost city raiders", "Box", "To.ny project" e le pubblicità "Showroom"e "Esamed" su Tvsette; "Dual split" e "Inverter" su TeleArena.

Dalla televisione alla carta stampata il passo è breve, come diceva Domenico De Paoli quando la Rai apriva i microfoni ai musicologi e non alle nipotine degli uomini politici. Passando in rassegna le mie collezioni di riviste, m'imbatto in "Chi", un settimanale di Mondadori che né pur ricordavo fosse esistito. Dagli annunci, le copertine mi sembran quelle dei pettegolezzi, all'interno dominano tette e glutei a profusione, sul n.2 del 17 gennaio 2007, rubrica "La posta del cuore", leggo: «Daniela [Santanché] è una donna con le palle, e Adda (sic) passà a nuttata, come dicono a Napoli». Chi sceglierebbe per una cena a lume di candela una donna con le palle, è Carlo Rossella. Adda è il nome di un fiume, e a Napoli dicono Ha da passa'.

Di tutt'altra levatura nonostante gli intenti pubblicitari (era èdita da Ballarini interni), "Abitare Verona", rivista mensile grande e grossa (80 pagine) ad alto livello culturale, su carta semipatinata, dalle cui raccolte mi dispiace dovermi separare. Sul numero di ottobre 2010 due pagine d'intervista all'allora sovrintendente della fondazione Arena Francesco Girondini, che cito perché firmate dall'amica Maria Teresa Ferrari; quattro pagine sulla Mostra internazionale del marmo, di cui fui addetto stampa quando la si teneva in sant'Ambrogio di Valpolicella agli inizi degli anni Settanta; e due dedicate a Mario Botta, architetto del Mart di Rovereto, dove fui di casa sino a quando l'età me lo permise. E ancora voglio citare Ennio Morricone, cui giocare a scacchi piace non meno che comporre musica, ciò che piace anche a me solo che non mi riesce di trovare qualcuno con cui giocare. Peccato in pag.51 il ricorso ad espressioni non in lingua italiana («full colour» e, per di più storpiata nell'ortografia e nella grammatica, «pareti délabrè») e altri errori di grammatica nelle pagg.76 e 77 («insieme a Marco Pierobon» e «assieme agli altri solisti»).

Sul numero di ottobre 2012 invece, una pagina è dedicata a Pier Luigi Nervi, del quale raccontai un aneddoto su "Trentino libero" del 27 maggio scorso (articolo "Tali e quali"). E' curioso notare come, secondo l'autore dell'articolo sulla rivista veronese, «Nel 1963 il Comune di Verona affida la progettazione del nuovo ponte sull'Adige a Nervi, che sarà terminato nel 1968». Nel '68 Nervi era terminato già da un pezzo, com'è vero che contava ottant'anni quando nel '71 lo chiamai in giuria al premio ecologico Prora. «Il ponte, denominato Risorgimento per celebrare il centenario dell'unità d'Italia, fu concepito da Nervi a tre archi ribassati, ispirata (?) al vicino ponte Catena. Una soluzione strutturale formata da una trave centrale su quattro appoggi». Stan bene i tre archi, stan bene i quattro appoggi (due dei quali costituiti dalle rive), ammettiamo che quell'ispirata sia riferito, sia pure malamente, alla soluzione strutturale: ma il ponte venne battezzato Risorgimento perché costituiva la continuazione della via Risorgimento, che sboccava sull'Adige. In pag.70 poi c'è una foto che la didascalia informa essere quella di «Paolo Valerio, direttore artistico del teatro Nuovo». Non lo è. Infine, per la grande danza protagonista nel teatro Ristori (meglio che al teatro), un bell'errore di grammatica con «Attilio Befera assieme a Francesco Moschetti».

"il Venerdì", 5 luglio 2013. Il titolo in copertina, in grandi caratteri, lascia prevedere il livello culturale del contenuto: "Cantare alla grande ". Dal contenuto seleziono. "La second life di Nicole": «di fare il ministro degli esteri non le sarebbe dispiaciuto» e «al momento il suo cachet viaggia sui cinquemila euri per ospitarla, cioè cento euri al minuto». "L'inutilità delle banche che danno soldi a chi li ha":

«... argomenti quali quelli avanzati dal brano de "L'infinito viaggiare" di [Claudio] Magris che è stato loro [agli studenti] proposto come tema da svolgere» (agli studenti non si fanno proposte contenenti preposizioni errate). "La solitudine di chi non si sente mai chiedere E tu come stai? ": «... vorremmo che l'amore fosse alla luce del sole » (un Sole di cartapesta quello con l'iniziale minuscola). "Lettere alla redazione": «Spiaggia low cost: ecco quanto e dove il sole costa meno» (costa meno perché è di cartapesta). "La campanula vuole un posto al Sole": «Bisogna però assicurarle una posizione al sole » (d'un Sole di cartapesta la campanula non sa che farsi). "Così il Sole riscalda le vibrazioni di Rossani": «Protagonista ricorrente, il sole trasmette calore estetico a un racconto in versi che spesso tiene gli occhi rivolti alla prosa» (più ed altro che estetico, il calore d'un Sole di cartapesta non può essere). Dagli errori d'ortografia a quelli di grammatica. "La vita fortunata di Questlove": «... lo ha portato a conoscere Tariq Trotter e a fondare insieme a lui i Radio Activity». E alle raffinatezze espressive. "Gli sfigati di successo andranno in televisione": «E sempre la precarietà a far da spunto per trasformare in spettacolo la vita quotidiana di un gruppo di sfigati di successo» (ci avrei scommesso: chi per le proprie elucubrazioni s'avvale della vagina è una donna, Denis Diderot con "Les bijoux indiscrets" fu un precursore). La stessa rivista, sul numero d'una settimana dopo, lascia pregustare tutt'altro interesse: a parte il titolo in inglese ("Mars attack"), ci si dà coscienza dell'epoca in cui stiamo vivendo rendendoci partecipi che non solo gli Stati uniti, ma anche la Cina, l'India e il Giappone (che perse la guerra, n.d.c.) si stanno preparando per sbarcare sul pianeta Marte. Noi, che al contrario, per merito della cobelligeranza e della resistenza la vincemmo, possiamo invece andare solo a chiedere l'elemosina di assistenza e aiuto. Ma ci rispondono di non rompere.

illustrazione per Donne a Torino

illustrazione II per Donne a Torino

 

Donne a Torino ma in inglese

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