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Gli eredi dei fabbricanti di odio

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Monselice, 1 ottobre 2017. - di Adalberto de' Bartolomeis

Questa Nazione sale sul podio più alto del ridicolo, per non riuscire a staccare la spina con quanto di più malvagio ed insano sia insito nell'animo umano. I giustizieri di un tempo, sempre più lontano, 72 anni fa, impregnati di malvagità per aberrante convinzione di giustizia, che siano stati di opposti ideali, portati, quest'ultimi, anche ad un cieco fanatismo, hanno consegnato alla storia, a chi, cultore, si è costruito un'identità professionale di scrittore, non sempre attenendosi ai fatti concreti, accaduti, poi, divenuto revisionista, al momento opportuno, per disgelo di animi inferociti e pieni di odio, fa emergere episodi sconcertanti, accaduti soprattutto, concluso in Italia il secondo conflitto mondiale.

Le generazioni che hanno vissuto quel periodo hanno meticolosamente fatto un patto: trasmettere ai più giovani amore e libertà, ma talvolta, questi due valori mistificati da un "bene supremo": la politica. Una certa politica, in sella ad un cavallo ideologico, in quanto consegnataria di vittoria per liberazione ed epurazione, io aggiungerei, sui vinti, persevera, irriducibilmente, con imbarazzanti atteggiamenti, atti a contrastare chi, ancora oggi, desidera difendere, ricordando un indicibile martirio su persone, note e meno note, che hanno tanto di targhe, come Norma Cossetto e vengono menzionate anche ad appuntamenti di cerimonie istituzionali.

Tutto questo per citare il polverone che per oltre una settimana ha fatto parlare Noli Ligure di una certa Giuseppina GhersiGiuseppina Ghersi. Fu una ragazza di appena 13 anni che ebbe la sventurata "colpa" di scrivere un tema in cui ricevette un premio dal Capo della Repubblica Sociale, Benito Mussolini. Frequentava l'istituto magistrale "Rossello" di Savona e tra la fine di dicembre 1944, primi di gennaio 1945 il Segretario Particolare del Duce, esattamente, il 18/01/1945 comunicava a Savona il compiacimento da parte del capo del Fascismo di Salò, che si tradusse in encomio.

Per tale atto pagò davanti ai propri genitori, dal 25 al 30 aprile 1945 una ferocia disumana, inaudita e vergognosa che si concluse con un colpo di pistola alla nuca e il suo corpo gettato, insieme ad altri, nel cimitero di Zinola. Ripeto: la sua colpa era quella di avere scritto un tema su Mussolini. Lei, i suoi genitori, ortofrutticoli e nessun altro membro di quella famiglia non erano nemmeno iscritti al partito nazionale fascista.

Il 30 settembre 2017 il Sindaco, in rappresentanza della sua Giunta, ha deciso di volerla ricordare con una semplice targa e qui sembra che, per tale gesto, si siano alzate trombe d'aria di polemiche ed un inutile, fuori tempo, anacronistico, sconcertante, putiferio di proteste da parte di esponenti dell' ANPI. Pare che fu detto dagli "eredi" fabbricanti dell'odio, per impedire che la cerimonia venisse fatta, che Giuseppina Ghersi, soprannominata Peppina che "al di là dell'età era una fascista. Era una ragazzina ma rappresentava quella parte là". Non aggiungo altro, se non che chi ancora gli sembra che sia stato giusto renderle giustizia in quel modo, forse non lo sa o non lo sanno, ma avrebbero un incredibile coraggio di difendere ciò che umanamente è indifendibile perché, appunto, non umano, tanto quanto fanno, compiono altri criminali, oggi: quelli dell'Isis.

Gli eredi dei fabbricanti di odio

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