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La libertà dei costumi è eccessiva

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Monselice, 4 aprile 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

"Evviva"! "Guai se non fosse così in una democrazia stra liberale, ultra permissiva, fondamentalista nel consociativismo di un'emancipazione dei propri costumi, ma anche dei propri atteggiamenti".

Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta si è compiaciuta sulla diabolica invenzione di facebook per l'unione gay di due giovani donne, belle senz'altro, quanto si vuole, alla sola e limitata vista, resa pubblica dai media che, qualche giorno fa, si sono sposate indossando la propria uniforme della Marina Militare italiana, coronando la cerimonia nuziale con il consueto ponte di sciabole.

Nulla da dire sulle tendenze di queste due donne. Per carità! L'omosessualità esiste dall'alba dell'uomo ed era tanto risaputa, pure pubblicamente con l'evolversi di importanti grandi civiltà di un tempo.

Il ministro Trenta se ne compiace così tanto che persino plaude per un evento così importante che, secondo lei, denota "un'evoluzione culturale nelle Forze Armate e nel nostro Paese". Sempre il ministro Trenta pare che ci abbia visto così tanta gioia negli sguardi di queste due giovani spose che persino lei gioisce, naturalmente, condividendone, "finalmente", una libertà di manifestare una tendenza che abbatterebbe un pregiudizio ed un tabù, forse.

Appunto: forse! Mi domando intanto perché il ministro Trenta non si felicita anche con tutti gli altri militari di sessi contrapposti e quindi che si uniscono in matrimonio con un "amore, forse, più tradizionale "?

Perché non lo fa? Mi viene da pensare che il compiacimento del ministro della Difesa sia stato un intervento politico e quindi " studiato ad arte, come lo è stato altrettanto quello del suo predecessore, ex ministro Roberta Pinotti che si è recata a Piombino ed ha presenziato ad un altro matrimonio gay tra due giovanetti, sempre con l'uniforme di Marina.

Povera Marina Militare aggiungo adesso io! Poveri quei marinai, quei Comandanti che con la stessa uniforme in due guerre mondiali hanno dato tutto per la propria Patria, sono morti, colati a picco con le loro navi, ma morti o sopravvissuti erano legati ad un giuramento indissolubile, sacro, per una Nazione e per un'Istituzione che rappresentavano.

Non so se adesso, in questa società, così tanto tesa ad emancipazioni vorticose, spinte a tutta forza, che sembrano pure essere sostenute persino dalla Chiesa, poiché la giustificazione politichese che imprime e comprime i "ben pensanti" è: "i tempi hanno trovato il loro trionfo nella giusta direzione che cambiano in piena libertà di un diritto" quegli stessi marinai, ma anche avieri, soldati, finanzieri, carabinieri che hanno sacrificato se stessi per consegnare una Nazione nel trionfo di altri valori etici, in una democrazia normale, il loro spirito, oggi, potendo osservare ciò che sta accadendo, si ribellerebbe, avrebbe un sussulto di profonda compassione e forse indignazione. In una parola: si rivolterebbero negli abissi per chi, purtroppo, ha la tomba in fondo ai mari e nelle tombe, sparse e dimenticate dalla memoria collettiva.

La libertà dei costumi è eccessiva
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