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Utopia

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Monselice, 23 agosto 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

"Ideale etico-politico destinato a non realizzarsi sul piano istituzionale, ma avente egualmente funzione stimolatrice nei riguardi dell'azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro o, per via di contrasto, come efficace critica alle istituzioni vigenti". Bene. Questa è la definizione che più si adatta alla penosa, logora, nonché avvilente situazione politica nazionale, i cui rappresentanti del Parlamento, a parere mio, non sono più all'altezza di aspirare ad un ruolo così importante per la Nazione che necessita di una guida di persone intellettualmente capaci e che abbiano coscienza del senso dello Stato.

Pertanto quando dico la frase " è un'utopia", spesso la accosto ad un disegno, ad un progetto illusorio, perché mai si potrà realizzare. Molti elettori, la maggior parte, io credo, dei cittadini italiani, gli aventi diritto al voto e quindi anche coloro che hanno la cittadinanza italiana, ma provengono da altri Stati, sono stanchi ed arcistufi di essere chiamati alle urne per rappresentare se stessi con un sistema elettorale che non funziona perché non é serio, per l'aggiudicazione dei seggi con un criterio proporzionale, dove viene dato un premio di maggioranza, così da aggiudicare a quel partito un'assegnazione che, di fatto, risulta una vera e propria truffa per gli stessi elettori, un inganno!

Già questo sistema di votazioni andrebbe cambiato con un innalzamento della soglia minima per l'aggiudicazione dei seggi, ma senza premio di maggioranza. Il partito che raggiunge uno sbarramento del 5% , poi, se fosse cambiato il criterio di voto con il maggioritario, conferirebbe più rispetto al popolo sovrano, rammentato dalla stessa Costituzione italiana all'articolo 1. Il sistema maggioritario limita fortemente o esclude addirittura la rappresentanza della minoranza.

Si basa esclusivamente sui collegi uninominali, ovvero un collegio che esprime un solo seggio, dove chi prende più voti è solo lui eletto nella lista, mentre tutti gli altri vengono esclusi. Tuttavia questo sistema può essere anche plurinominale, ossia l'elettore indicherebbe più candidati di un partito svantaggiando così i piccoli partiti, escludendoli dall'aggiudicarsi il seggio in Parlamento. Difficile a realizzarsi quanto scrivo perché ci vuole una legge apposita e nessuno di questi parlamentari, soprattutto i costanti riciclati in carica da svariate legislature, hanno la "balzana" idea di rischiare di autoescludersi.

Pertanto il criterio di voto è e resta quello che ho indicato, il primo, proporzionale, farsa. Il termine farsa lo aggiungo io perché così continuiamo ad avere una marmaglia di individui che modificando solo il nome del loro partito, di fatto, invecchiano in Parlamento: campano e svernano finché possono. Uno tra i tanti casi "storici" è stato Giulio Andreotti. Nella sua esistenza ha fatto solo il politico. Un riferimento a cui si sono e si stanno adoperando in tanti, per imitarlo. Mortificante.

A questo punto perché ho intitolato il presente argomento con il termine utopia? Perché sarebbe interessante poter immaginare che un giorno, magari non molto lontano, con tutti gli strumenti mediatici che sono ormai diventati di dominio mondiale, la cosiddetta base, il "popolo sovrano", il chiunque della strada, la signora o signor "nessuno", ma però censito e con fissa dimora, non votasse o si recasse nell'urna e scrivesse: " voi tutti non mi rappresentate più".

Naturalmente la scheda verrebbe annullata e se l'azione mediatica fosse così forte sarebbe pure bello che 60 milioni di schede divenissero nulle. Si entrerebbe nella "grande Storia" confermando che gli italiani non si farebbero intimorire, per responsabilità e per scelta, così il politico non verrebbe eletto e allora si porrebbe pure il problema di una sospensione della stessa democrazia. Una sospensione che chiamerebbe in causa una persona sola: il Capo dello Stato che dovrebbe avvalersi ugualmente di suoi servitori dello Stato per formare un governo "tecnico", di " transizione", che si adoperi per una legge elettorale, seria e, nello scopo di non violarla, affatto, la democrazia, quantunque sospesa per volontà popolare, con la frase che ho sopra menzionato, svolga quelle azioni importanti che la politica non è più in grado di fare.

I cittadini avrebbero così espresso la loro volontà di non riconoscere più gente che da troppi anni fa aumentare i problemi anziché diminuirli e si affiderebbero ad un governo che escluda dalle future elezioni politiche chi lo ha fatto, anche per una sola volta, indicando, per legge, la formazione di soli due partiti, come esiste nel Parlamento inglese: due aree, una di conservatori ed una di progressisti. L'Italia, in questa, purtroppo, visione utopistica, darebbe un segno di grande civiltà. Peccato che questa mia idea resti solo scritta e rifletta la considerazione che meriti: nessuna.

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