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La gioia&l'amarezza

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Trento, 1 luglio 2020. - di Giannatonio Radice

"Vedrai, alla fine la verità uscirà e la giustizia vedrà la sua realizzazione e il suo trionfo!" Quante volte ci è capitato di sentire questa frase applicabile a mille episodi e buona per ogni occasione. E' una "massima" perfetta perché dovrebbe soddisfare entrambe le parti: quella che ha subito un torto e che vede così riconosciuta la legittimità e la giustezza di un comportamento assunto, e quella che, prendendo atto di una nuova realtà nel frattempo concretatasi, rende l'onore delle armi sentenziando e compiacendosi del profondo significato da concedere al sostantivo "Giustizia".

Ma non è, purtroppo, sempre così. Ci sono casi in cui la fase 1 dell'evento sono talmente importanti e di sostanziale incidenza che le ipocrite concessioni riassunte nella seconda parte "dell'adagio" con cui ho aperto tale mia riflessione, non sono certamente né consolatori né digeribili.

Quanto sta emergendo dalle intercettazioni e dalle registrazioni di Luca Palamara prima e di Amedeo Franco ora, dà una inquietante immagine di come un manipolo di inqualificabili personaggi internamente ed esternamente ben guidati, protetti e supportati sia riuscita a cambiare la storia d'Italia indirizzandola ad un mutamento tanto sostanziale quanto antidemocratico. Giova ricordare che Silvio Berlusconi da subito, cioè dalla sua scesa in campo nel 1994, "colpevole" di aver vinto democraticamente le elezioni a scapito di una Sinistra che già si sentiva vincitrice, doveva essere abbattuto, perché il nuovo leader non era considerato un avversario, ma " il" nemico e in nome di questo assunto ogni mezzo poteva essere utilizzato.

Le difficoltà incontrate grazie alla fiera resistenza del Cavaliere non fece altro che affinare sempre più i mezzi e i metodi impiegati pur di raggiungere lo scopo (ricordiamo a titolo esemplificativo...80 processi, 3000 udienze, più di cento avvocati, 1500 milioni spesi per non tacere le ispezioni continue della GDF alle sue aziende!). E che importa se si doveva correre il rischio di essere, come sta avvenendo, scoperti. Era, in quel momento, il risultato quello che contava.

Oggi stanno emergendo verità ben diverse; una precisa recentissima sentenza afferma l'inesistenza di quel reato per il quale Berlusconi fu condannato, mentre dalle parole di alcuni magistrati coinvolti, risulta ormai evidente come una "molto personale e indirizzata" Giustizia doveva essere messa a disposizione per l'eliminazione di quel personaggio scomodo.

Queste nuove scoperte e rivelazioni renderanno, è vero, giustizia a un Uomo, a un Partito e a una Nazione, confortati nel loro intimo per la verità emersa, ma ugualmente rimarrà in tutti l'amarezza derivante dal cinismo, dalla malvagità e dalla scorrettezza messe in atto da diretti e indiretti complici riconducibili ad alcuni membri della Magistratura che potevano contare sui fans di parte di componenti del Parlamento, di giornali e giornalisti schierati e dei loro influenzati supporter, tutti assolutamente responsabili della scrittura di una storia che sarebbe stata diversa e che non può essere modificata.

Stiamo vivendo un degrado dal quale sarà difficile risollevarsi specialmente in presenza di balbettii se non addirittura argomenti a difesa di quanto è successo, da parte di chi , ancora, non riesce a scusarsi perché pervaso da un insuperabile odio evidentemente mai sopito.

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